Di Maio: addio Jobs Act La linea cauta di Tria

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ROMA «Abbiamo adottato misure che contrastano la dimensione precaria del lavoro. Una dimensione normativa ed esistenziale che non può protrarsi nel tempo incondizionatamente, e che non può essere l’unica misura dei rapporti di lavoro». Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, sul decreto Dignità varato dal Cdm. «Diamo un colpo mortale al precariato, licenziando il Jobs Act - ha aggiunto il vicepremier Luigi Di Maio - oggi le critiche vengono da chi ha massacrato i diritti sociali. Finalmente iniziamo a difendere le fasce più deboli della popolazione». Il testo dovrà ora esser sottoposto al vaglio del Quirinale, prima di approdare in Parlamento.

«Grave marcia indietro»

Critica Confcommercio: «In attesa dell’annunciata riduzione del costo del lavoro, il governo decide di fare una grave marcia indietro sui contratti a termine introducendo forme di inutile e dannosa rigidità. Se l’obiettivo era nuova occupazione, si va nella direzione opposta con l’aggravante di creare un periodo di incertezza e un ritorno del contenzioso». Dura Confesercenti, secondo la quale le nuove norme saranno «una batosta per le imprese».

Tria: troveremo spazi di manovra

Intanto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha precisato i prossimi passi del governo parlando alle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato. «Nessuna intenzione di adottare misure correttive in corso d’anno - ha detto - così come evitare misure che possano peggiorare i saldi di finanza pubblica nel 2018». Il governo «si adopererà per ottenere dall’Europa e dal Parlamento gli spazi necessari per attuare le misure previste dal programma». Esclusa qualsiasi ipotesi di una patrimoniale, mentre la flat tax dovrà trovare un’applicazione progressiva «dando priorità ai redditi minori e medi». Più in generale, ha avvertito Tria, «il governo precedente aveva previsto una manovra restrittiva molto più forte di quello che noi ci proponiamo di adottare». Ora sarà perseguita la «crescita dell’economia in un quadro di coesione e inclusione sociale» tenendo presente «la continuazione della riduzione del rapporto debito-Pil e senza peggioramento del saldo strutturale».

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