«Basta social! Un attore deve restare un po' misterioso»

  • Theo James Giochi di Potere

CINEMA Un vero programma delle Nazioni Unite ai tempi di Saddam Hussein e un ragazzo come tanti che sognava soltanto di fare il mestiere di suo padre, il diplomatico. Ma il cuore di questo Giochi di Potere (dall’11 in sala) batte sul political thriller perché diventa una storia di lotta tra idealismo e corruzione, politica e arte della menzogna, ispirata all’autobiografia di Michael Soussan, giovane idealista che ottiene il lavoro dei suoi sogni all’ONU come coordinatore del programma Oil for Food.

Ma per  l’interprete Theo James (star di Divergent, ndr.), quanto è stato importante questo ruolo?
«Ha significato andare oltre gli stereotipi, oltre ciò che le persone vedono di te, la bellezza, la giovinezza, lavorare molto e duramente per mostrare di essere più di ciò che appari».
Ha fatto vari viaggi con l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati. È stato il film a spingerla?
Sì, e ritengo importante il loro lavoro. Il film non è una  critica all’Onu ma a  ciò che è accaduto in Medio Oriente e in Iraq dopo il 2002 con le potenze occidentali».

Cos’è secondo lei, sex symbol per mezzo mondo, la seduzione?
«È riuscire a divertirsi, non prendersi mai troppo sul serio e saper cogliere l’attimo».

E che rapporto ha con i social?
«Ho cancellato anche la mia pagina facebook della scuola perché penso che un attore si mostri già abbastanza e debba lasciare un po’ di mistero».

 

 

SILVIA DI PAOLA