Il mistero della casa sull’albero di Villa Ada

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ROMA Una casetta di legno, a 30 metri di altezza, sulla cima di un gigantesco albero di cedro. È spuntata in un bosco di Villa Ada, il secondo parco per estensione di Roma (170 ettari) a poca distanza dal centro. Alcuni testimoni riferiscono che la casetta sarebbe stata costruita da più persone almeno un anno fa. Peccato che il Dipartimento Ambiente del Campidoglio si sia accorto della sua presenza - a causa della vigilanza nel parco ridotta al lumicino - solo nelle scorse settimane. Eppure in quel sentiero che unisce le ex Serre reali (in abbandono e occupate abusivamente) con il Bunker della famiglia Savoia ci passano moltissime persone, spesso con i cani.

La scorta di acqua

Adesso, grazie ad un’impegnativa scalata in cordata in stile alpinistico promossa dall’Osservatorio Sherwood, il giaciglio è stato finalmente raggiunto. In cima all’albero ci sono due piattaforme costruite con pannelli Osb (lamelle di legno compresse e incollate), ben ancorate e protette lateralmente con paratie e reti di corda. E ancora: uno zainetto giallo, indumenti appesi che svolazzano e una scorta di bottiglie di plastica d’acqua. Tutti segni evidenti che lassù, tra le raffiche di vento che fanno oscillare paurosamente la punta del cedro e con una vista mozzafiato che spazia sino al lontano Monte Soratte, qualcuno incredibilmente ci vive o ci ha vissuto fino a pochissimo tempo fa. Un giaciglio “ai confini della realtà”, molto pericoloso da raggiungere (non sono stati trovati strumenti né corde per aiutarsi nella salita e nella discesa), che fa di questo misterioso e al momento ignoto costruttore e abitante della foresta un degno erede del leggendario Barone Rampante narrato da Italo Calvino.

La soglia di Ammaniti

Del resto qualche anno fa anche lo scrittore Niccolò Ammaniti, che in questo parco ha prima giocato da adolescente e poi ambientato uno dei suoi romanzi più surreali, aveva dichiarato a Metro che secondo lui Villa Ada «è una soglia tra realtà e fantasia, dove tutto diventa possibile». Al di là degli affascinanti richiami letterari, però, la presenza della casetta invisibile sull’albero pone dei seri interrogativi sulla sicurezza nel parco (tra i più frequentati della Capitale). Interrogativi che riguardano sia il misterioso abitante del giaciglio, che possibili rischi di emulazione con la pericolosa scalata degli alberi.

Tre ipotesi

La prima ipotesi è quella che la casetta sia la base di un senza fissa dimora, un “Barbone Rampante”, intraprendente e acrobatico. Perchè, però, arrampicarsi fin lassù quando Villa Ada offre una miriade di anfratti a terra facilmente raggiungibili? Un’altra possibilità è che la “terrazza” sia l’habitat di un novello eremita dei tempi moderni, un hippie romantico che vuole stare lontano da tutto e da tutti, dominando la foresta incontaminata e ammirando dalla cima del cedro albe e tramonti. L’ipotesi più inquietante è che la “torretta” serva come nascondiglio a breve termine (per un latitante?) o come luogo di appostamento. Va ricordato che nel parco c’è la sede dell’Ambasciata d’Egitto e sopra Villa Ada passa la rotta aerea per Ciampino.

LORENZO GRASSI

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