I Negramaro da San Siro «Liberate il cervello»

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MILANO «Sarà una grande festa», aveva promesso Giuliano Sangiorgi, voce dei Negramaro che ieri sera, dopo 10 anni esatti è tornato con la sua band sul palco di San Siro a Milano. Un megashow pieno di gioia e musica. L’ultimo da “signorino” per Giuliano che diventerà papà in novembre. Ma di questo non vuole parlare («Ho deciso di dare la notizia sui social perché non ce la facevo a tenermela tutta per me, è una cosa troppo bella. Ma adesso l’argomento rientra nella mia vita privata»). Preferisce raccontare la sua musica. Quell’Amore che torni Tour Stadi 2018 che lo fa sentire «carico più che mai». Ed emozionato. Anzi, emozionatissimo.

«Questi live sono concerti serrati e dinamici – spiega Andro – che salgono fino all’esplosione finale per offrire una grande festa accanto a momenti di grande intensità».

Sangiorgi, a proposito di intensità, nei live c’è una nuova versione di “Estate”.

«Estate è stata completamente rivestita perché ormai è un classico come altri brani, ma lo scheletro è rimasto lo stesso. Chissà, potrebbe diventare il tormentone di questa nuova estate…».

In scaletta anche “Senza fiato” che aveva cantato con Dolores O’Riordan, la cantante dei Cranberries scomparsa nel gennaio scorso.

«La canto sospeso in alto perché il volo è un modo per diventare il tramite fra il pubblico e una dimensione ultraterrena. Quando la provavo mi si chiudevano cuore e gola. da lassù mi sento molto piccolo e per rendere omaggio ai grandi bisogna sentirsi piccoli».

Sabato a Roma, il 5 luglio a Pescara, l’8 a Messina e il 13 a Lecce. Un tour negli stadi che lascia molte città “scoperte”. Ci saranno altre date?

«Per questa estate no. Siamo molto soddisfatti dei 50 mila a San Siro e anche per le altre date che stanno andando molto bene».

Dia un consiglio ai suoi fan che verranno ai concerti.

«Liberate il cervello da tutta la quotidianità»

Nel pieno del dramma dei migranti, voi cantate la storia di un amore naufrago in “Per uno come me”…

«Il brano racconta il sogno legittimo di chi sogna di poter vivere e invecchiare insieme sulla stessa terra. Non si può permettere che vite umane facciano diventare il mare un cimitero liquido. Penso che lo stesso Salvini se si trovasse davanti ad una scena del genere si getterebbe in mare per salvare vite umane. Lo farebbero anche tutti quegli infami che sui social mi scrivono di “fare canzoni, non politica”. Ma tutte le canzoni sono politiche: vivere significa fare politica e noi raccontiamo storie».

Il concerto a San Siro, oltre due ore e mezza di musica, colori, proiezioni ed effetti speciali – addirittura fiamme sul palco quasi a voler coinvolgere i quattro elementi fondamentali: acqua, quella del mare; terra, quella a cui si approda; aria, il vento che tirava di suo; e il fuoco – si chiude con un “Il mare è di tutti” urlato contro il cielo di Milano.

PATRIZIA PERTUSO

 

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