Amare ed essere libere nella Barcellona ribelle

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ROMANZI Barcellona è una città sfuggente, inquieta, in eterno rinnovamento, ha mille facce e a ciascuno ne mostra una diversa. Ed è proprio per questo suo carattere cangiante che Roberta Marasco ha ambientato il suo ultimo romanzo nella capitale catalana. “Lezioni di disegno” (Fabbri, p.284, euro 17)  è una storia, anche d’amore, con protagonista Julia una figlia che ripercorre la ribellione dalla madre Gloria nella Barcellona degli anni 70.

Ci può spiegare il titolo del libro in poche parole?
Le lezioni di disegno erano per Gloria il modo per insegnare alla figlia tutto ciò che non poteva insegnarle ad alta voce. A uscire dai contorni, per esempio. Una sorta di codice, di cui Julia capirà il vero significato solo alla fine.

Com’ era la Barcellona delle manifestazioni contro la dittatura del 76?
Un’esplosione di creatività, di sperimentazione, di trasgressione. A Barcellona nel 1976 vi fu il primo concerto spagnolo dei Rolling Stones e quando Mick Jagger e Ron Wood cercarono di portarsi due ragazze in camera, nell’albergo Princesa Sofía in cui alloggiavano, non le lasciarono passare perché non erano sposati.

La protagonista ha un padre complice della dittatura franchista. Come si conciliava questo con quello che accadeva nelle assemblee femministe e dell’amore libero?
Non si conciliava. È questo che mi ha spinta a scrivere il romanzo: mi sono chiesta che cosa poteva succedere alla madre, una donna educata per diventare una signora perbene, in cui l’ordine morale e la compostezza, sono il metro di giudizio del proprio valore come persona, messa davanti all’occasione della libertà. Che cosa avrebbe prevalso? L’amore? Il bisogno di sicurezza?

Cosa vuol dire ribellarsi e andare verso i propri sogni?
Per una donna spesso ritrovarsi da sola. Per questo è importante che il femminismo riesca a varcare la porta di casa, che non resti sulla soglia come succede spesso. L’insistenza del femminismo sull’autonomia della donna contro i “principi azzurri” ha finito per tracciare una linea invisibile e pericolosa, che può far pensare che i diritti della donna finiscano dove inizia la coppia. Non è così: femminismo e romanticismo devono andare a braccetto.

ANTONELLA FIORI