Fermata in Turchia I tempi si allungano

  • Milano

«Quando l’ho sentita l’ultima volta mi ha detto: muovetevi, fatevi sentire». Silvia è la sorella di Cristina Cattafesta, l’attivista milanese di 62 anni fermata il 24 giugno a Batman nel Kurdistan turco dove si trovava su invito  del partito curdo Hdp come osservatrice elettorale, in quanto presidente del Cisda (Coordinamento italiano sostegno donne afghane). Rischiava l’accusa di propaganda terroristica per una bandiera del Pkk trovata sul suo profilo facebook ma lunedì il tribunale l’ha assolta. «Ci aspettavamo che fosse subito espulsa come gli altri 9 osservatori fermati con lei -dice la sorella - invece la trasferiscono in un centro di espulsione a Gaziantep. Non sappiamo il motivo e soprattutto i tempi di rientro diventano incerti, da pochi giorni potrebbero arrivare a sei mesi».
Cristina Cattafesta è seguita dall’avvocato Alessandra Ballerini, la stessa dei genitori di Giulio Regeni in contatto con la Farnesina e con l’ambasciata italiana. «Mi ha detto che l’hanno trattata bene fino a quando era a Batman -dice Silvia Cattafesta- ora non sappiamo in che situazione si troverà, stiamo facendo appello a tutti, istituzioni e associazioni perché si accelerino i tempi di rientro».
PAOLA RIZZI

 

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