"In famiglia e società il rispetto prima di tutto"

  • Mauro Leonardi

ROMA.  «Sai qual è  la verità? È che lo amo e punto. L’amore capita e quando capita non gli guardi l’etichetta per vedere se è cotone cento per cento. L’amore capita e quando capita l’indossi e te lo stringi addosso...». È l’amore che capita a Susanna, protagonista dell’ultimo romanzo di Mauro Leonardi. Che è insieme prete e artista. Uno scrittore, appunto. 
Un po’ romanzo d’amore e  un po’ thriller. Cos’è “Una Giornata di Susanna”?
«È la storia di una donna di mezza età, sposata, con due figli, cattolica, che un giorno decide di dire di sì alle avances della persona con cui lavora. È il racconto minuto per minuto di quelle 24 ore in cui coesistono tutti questi elementi. Poi si entra nelle relazioni di Susanna con gli amici, con il marito, con i figli. E poi c’è la dimensione del thriller, che non posso svelare».

Nel romanzo lei mette al servizio della storia una speciale conoscenza  dell’essere umano, con tutte le sue debolezze...
«Ho scritto il romanzo in pochi mesi, ma lo ho incubato per tre anni, durante i quali, pensando ai personaggi, ho scritto delle prose, quasi millimetriche, che raccontano le piccole-grandi tragedie della vita quotidiana. “Una giornata di Susanna” può quasi scandalizzare...».
Perché?
«Perché credo che gli uomini oggi siano fatti proprio così. Chiunque potrebbe dire che una persona cattolica non può avere un amante, però Susanna cerca di far convivere queste due cose, in un modo tutto suo...».
Il romanzo come strumento per sviscerare temi delicati come la famiglia, l’amore, l’omosessualità e anche la religione...
«Chi lo legge non deve aspettarsi che siccome è scritto da un prete allora troverà la storia di una donna che ha una crisi matrimoniale, ha un amante e poi si pente, si confessa e ricomincia».
Quello che succede a tanti?
«Quello che succede nel romanzo non è la realtà: nella realtà le cose sono molto più complesse».
Il lettore può trovare delle risposte nel suo romanzo?
 «Una persona può cercare delle risposte in questo romanzo perché trova lei stessa delle domande.  Non trova domande già addomesticate... insomma non è un romanzo che divide tra il bene e il male. Io non sono un prete che scrive romanzi  per dimostrare che è bene confessarsi».
Tra i personaggi, c’è un amico di Susanna omosessuale.  In un’intervista le è stato chiesto se intende cambiare la dottrina della Chiesa in tema di omosessualità: lei risponde che si limita a coltivare il senso del rispetto.   
«È esattamente così. Quella persona omosessuale è nel romanzo perché è amico di Susanna, non perché omosessuale. Non è qualcosa per la quale lo si deve etichettare». 
Nessuna etichetta, né per la sessualità, né immagino per la religione. 
«Quando io incontro una persona non mi chiedo se è cattolico o luterano. Il mondo civile deve essere “etico” a prescindere dalla religione. I due legami fondamentali sono il lavoro e l’amicizia, che sono i veicoli delle relazioni a prescindere dalla sessualità o dalla religione».
Come si tiene in piedi oggi una famiglia?
«Con l’autenticità, che si basa sul rispetto. Le crisi sono inevitabili in qualsiasi rapporto: se si è sforzati di essere autentici, secondo me si trova anche il bandolo per andare avanti».
E la società? 
«Il filo rosso di tutto quello che io faccio è il rispetto».  
Lo stiamo perdendo?
«Sì, e credo che il motivo sia nella sofferenza e nella povertà della gente, sempre più diffuse. Dobbiamo rimboccarci le maniche per recuperare questo valore».

SERENA BOURNENS

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