Scacco alla mafia di Montespaccato

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ROMA Montespaccato era cosa loro. Un intero quartiere, e molte delle sue attività commerciali erano sotto il controllo di Franco e Roberto Gambacurta, di 64 e 56 anni, ritenuti dalla Dda di Roma i boss di un sodalizio a conduzione prevalentemente familiare. Sono 58 gli arresti effettuati dai carabinieri del Nucleo investigativo e del comando provinciale di Roma, assieme alla polizia e alla Guardia civil. Le indagini sono state coordinate dal procuratore aggiunto della Dda Michele Prestipino. Tra le persone in manette ci sono anche cittadini sud americani e spagnoli, bloccati nella penisola iberica.

Per la prima volta nei confronti del gruppo criminale guidato dai Gambacurta, già colpito da inchieste, è scattata l’aggravante del metodo mafioso. Sequestrati anche conti correnti, denaro, veicoli e immobili.

Dal traffico internazionale di stupefacenti, passando per le estorsioni il sequestro di persona e l’usura, il sodalizio aveva acquisito un prestigio indiscutibile trattando alla pari con gruppi legati alla camorra e alla ‘ndrangheta: dalle indagini emerge che due pericolosi latitanti calabresi avevano ricevuto assistenza e ospitalità dai Gambacurta. Franco era considerato il boss “con la coppola”: un capo che risolveva controversie dal suo quartier generale, il bar Romeo di piazza Cornelia. In un caso di estorsione e usura nei confronti di due imprenditori edili di Modena, che si erano indebitati anche con il sodalizio criminale riconducibile al clan Senese, i Gambacurta si erano affidati a un altro boss di primissimo piano legato alla Banda della Magliana, Salvatore Nicitra, in una sorta di “arbitrato” per mantenere la pace tra i due gruppi malavitosi. Dalle indagini emergono collegamenti con Roberto Lacopo, uomo di fiducia di Massimo Carminati. E per impossessarsi di alcune attività il gruppo utilizzava anche minorenni per minacciare e picchiare i commercianti.

PAOLO CHIRIATTI

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