Una svalutazione? Ecco cosa accadrebbe

  • francesco lippi

Tra i vantaggi che accompagnerebbero un’uscita dall’euro c’è la possibilità di avere una moneta svalutata. Ci sono tre modi per rendere più competitivi i prodotti italiani rispetto ai concorrenti stranieri: svalutare il cambio, ridurre le remunerazioni dei fattori di produzione,  fare crescere la produttività delle imprese.

L’Italia ha perso circa il 30% di competitività da fine anni Novanta. 
Se prendiamo a riferimento la Germania, nostro partner commerciale principale, dall’adozione dell’euro nel 1999, il cambio è rimasto fisso, mentre i prezzi interni italiani sono aumentati più di quelli tedeschi, deteriorando la nostra competitività. Ci sono quindi pochi dubbi sul fatto che una svalutazione sarebbe lo strumento più rapido per riequilibrare il cambio e riacquistare competitività. Ma quali benefici potremmo aspettarci? 

Le analisi suggeriscono che una svalutazione del 30% del cambio nominale farebbe crescere il Pil fra lo 0,3 e l’1%, come accadde in Italia nel 1992. Svalutare darebbe senz'altro un po’ di sollievo alla nostra economia, ma avremmo effetti duraturi sulla crescita? 

L’analisi economica dice di no: il cambio non influenza la crescita di lungo periodo. La crescita, quella che rileva ai fini del tenore di vita dei cittadini, è determinata dalla capacità di aumentare la produttività. Se si guarda l’andamento della produttività dal Dopoguerra si vede che il declino è iniziato almeno 10 anni prima dell’adozione dell’euro.  Svalutare ci permetterebbe certamente di recuperare il gap di competitività velocemente, ma questi effetti sarebbero presto erosi dall’aumento dei prezzi dei beni importati che pagheremmo di più. Questo effetto porterebbe alla diminuzione del potere d’acquisto dei salari dei lavoratori e dei loro risparmi. 

Se riteniamo che il destino dell’Italia sia quello di competere con Paesi a medio livello di sviluppo, come Polonia o Turchia, l’uscita dall’euro sarebbe il modo più veloce e meno doloroso per raggiungere quell’obiettivo. Con salari polacchi saremmo molto competitivi rispetto ai polacchi, ma i nostri salari avrebbero unpotere d’acquisto molto inferiore all’attuale. 

Se invece pensiamo che l’Italia debba competere con i paesi più avanzati, allora è necessario rendere il paese più competitivo attraverso cambiamenti che aumentino la produttività del lavoro.

FRANCESCO LIPPI* 
*Economista, Università di Sassari