Cosa succede se Draghi toglie la stampella

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ROMA Mario Draghi annuncia la decisione della Bce di rinfoderare il bazooka del Quantitative easing - pur tenendolo a portata - che ha tenuto a galla i titoli di Stato (soprattutto italiani). Da gennaio 2019 si deve stare in piedi da soli. Il presidente della Bce ricorda che «l’attuazione delle riforme strutturali deve essere sostanzialmente rafforzata». Smentisce qualsivoglia «complotto» sui titoli italiani e invita a «non drammatizzare troppo i cambiamenti politici», purchè le differenze «siano discusse all’interno dei trattati esistenti». Ma lancia un monito: «Non paga discutere di qualcosa che è irreversibile come l’euro, perchè è una moneta forte e la gente lo vuole». Metterlo in discussione «può solo fare danni».

Una brutta notizia

«La progressiva riduzione del Qe è una brutta notizia - ha commentato Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori - l’Italia ora è nei guai. Pagheremo il fatto di non aver saputo approfittare del Qe e dei bassi tassi di interesse per abbattere il debito pubblico in valore assoluto». Meno drammatica la lettura che ha dato l’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: «I Paesi sono preparati a questa decisione. Negli ultimi anni il ministero dell’Economia e il Tesoro hanno fatto una politica tale per cui, anche se ci sarà un rialzo dei tassi di interesse, gli oneri per il debito pubblico non si ripercuoteranno immediatamente sulle finanze pubbliche a patto che siano mantenute in ordine e si continui il consolidamento fiscale». Secondo Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum, «con la fine del Qe lo spread dovrebbe rimanere costante, mentre i tassi saliranno. La Bce non ha acquistato solo i nostri titoli di Stato ma anche quello degli altri Paesi e quindi non ha influenzato lo spread».

Possibili impatti postivi

Ma c’è anche chi sostiene che la fine del Quantitative easing «non dovrebbe avere impatti rilevanti, ma potrebbe averne anche di positivi». È il direttore dell’Abi, Giovanni Sabatini, secondo il quale il sistema economico italiano gode di «elementi strutturali di stabilità». Sabatini ha ricordato «l’elevata durata media del debito pubblico italiano (7,4 anni)» con la conseguenza che «eventuali aumenti dei tassi avranno un impatto molto diluito». Quindi «l’uscita moderata da politiche non convenzionali non avrà impatti rilevanti. Anzi potrebbe avere impatti positivi».

METRO

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