«Cresciuto con Battisti, amo i suoni retrò anni ‘60»

  • Musica/Calcutta

ROMA È il nome nuovo del pop d'autore italiano. Timido, antidivo e originale nel raccontare con poesia storie di ordinaria quotidianità. Tutti pazzi per Calcutta e il suo Evergreen. Già esaurito il live del 6 agosto all’Arena di Verona, resta qualcosa per quello del 21 luglio nello stadio della “sua” Latina. Metro l’ha intervistato in esclusiva. 

Tutti parlano di lei: emozionato? 
«Cerco di non pensarci troppo. E di vivere la cosa in modo naturale, senza farmi prendere dai miei demoni. Pigrizia in primis».

Dicono che lei sia un po’ scontroso, soprattutto coi media.. 
«Dipende dall’empatia che si crea. In tv non mi sento a mio agio, forse perché non la guardo mai e non so come ci si comporta. I giornalisti, poi, mi fanno un po’ paura».

Tranquillo, io non mordo. Parliamo di musica: il suo stile mescola passato e presente. 
«Sono cresciuto con Battisti e amo certi suoni rétro anni ‘60. Poi ci metto il mio mondo, il piacere di giocare con le parole».

Ha dedicato un pezzo al calciatore Dario Hubner, perché? 
«M’ha colpito il fatto che abbia rinunciato a un ingaggio in Inghilterra per star vicino alla sua famiglia. L'ho scritto in un momento in cui sentivo di star trascurando i miei affetti». 

Un altro brano, più ironico, lo dedica alla Rai… 
«Sì, la mia partecipazione a “Quelli che il calcio” ha fatto discutere. C'era un po' di tensione. Ma niente rancore, la Rai è una nonna che ti vuole bene». 

Cosa vede nel suo futuro?  
«Mi piacerebbe scrivere di temi più universali, mettere un freno a questa vita vagabonda, magari sposarmi». 

DIEGO PERUGINI