Creata un'App per aiutare i malati di Parkinson

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ROMA In Italia il Parkinson riguarda circa 250.000 persone, un numero destinato a raddoppiare negli anni a venire secondo le previsioni dell’Oms. Per questo le sfide si moltiplicheranno con tutti i mezzi e gli strumenti a disposizione, anche con quelli digitali che puntano a favorire la gestione della malattia. È questo l’obiettivo della nuovissima app “NoiParkinson” creata da Havas Life e da un team multidisciplinare di esperti. « È riduttivo identificare la Malattia di Parkinson solo con il tremore. Pur rappresentando la manifestazione più evidente della malattia, oggi sappiamo che ad esso si accompagnano altre complicanze importanti come disturbi dell’equilibrio, rigidità e lentezza dei movimenti. Per questo, i pazienti devono spesso far ricorso a un aiuto esterno - ha spiegato il professor Pietro Cortelli, Presidente dell'Accademia Limpe-Dismov - La gravità della patologia è tale da avere conseguenze sensibili anche sulla vita di chi presta assistenza, che in media dedica quasi 9 ore della giornata alla persona malata ».
 Nel 79% dei casi chi assiste i pazienti ne risente anche a livello di salute: la conseguenza più comune è un maggiore senso di stanchezza (65%), ma c’è anche chi ha cominciato a soffrire di depressione (13% delle donne, 2,1% degli uomini), ad ammalarsi più spesso (12,3% donne e 8,3% uomini) e a non dormire a sufficienza (50% uomini, 38,3% donne). Il supporto fornito è fondamentale, perché l’80% dei pazienti affetti da Malattia di Parkinson ha bisogno di aiuto per ricordarsi di prendere i farmaci agli orari corretti». Ecco allora il supporto della app per la quotidianità sia di pazienti che di  medici.

Il morbo colpisce il 3 per mille della popolazione
Il morbo di Parkinson colpisce circa il 3 per mille della popolazione generale e circa l’1% di quella sopra i 65 anni. La malattia fino a tempi recenti esordiva fra i 59 e i 62 anni, ma negli ultimi anni l’età di prima diagnosi si sta sensibilmente abbassando. Nel mondo si contano in totale circa quattro milioni di malati che si stima diventeranno il doppio entro il 2030, con un impatto significativo sulla vita di tutti i pazienti colpiti, sia direttamente sia per i familiari e tutti coloro che sono coinvolti nell’assistenza.

 

LUISA MOSELLO