Il mondo sottosopra e l’iceberg che uccide

  • CARLO BARBIERI

Uno dei tg nazionali manda in onda una notizia incredibile: un napoletano è stato derubato da due turisti tedeschi che gli hanno sfilato il portafoglio sull’aliscafo Napoli-Capri. Ma come? Turisti, e per di più tedeschi, che cercano di fare fesso un napoletano?

È il mondo sottosopra.

Bisogna dire – a parziale recupero della dignità nazionale – che il derubato partenopeo, fattosi due conti alla velocità della luce, ha concluso che dovevano essere stati quei due distinti turisti germanici che facevano finta di niente (quarant’anni lui e trentacinque lei) e all’arrivo li ha segnalati alla polizia.  Quando i poliziotti si sono avvicinati per fermarli, i ladri hanno tentato di liberarsi del portafoglio gettandolo nell’immondizia, ma non sono stati abbastanza veloci. Secondo alcuni sarebbero stati fregati dall’indecisione, bloccati davanti alla fila di cassonetti perché non riuscivano a capire qual era quello della indifferenziata. Insomma, alla fine il DNA teutonico li avrebbe puniti.

Dicevo nel titolo, “Il mondo sottosopra e l’iceberg che uccide”. E che c’entra “l’iceberg che uccide”? Ora ci arrivo.

Molti giornalisti, che dovrebbero essere “professionisti delle parole”, in realtà tanto bravi con le parole non sono. Nel caso della notizia in questione, per esempio, il corrispondente non ha parlato di furto,  ma di rapina. Qualcuno dovrebbe spiegargli (anche perché lavora per uno dei  più grandi telegiornali italiani, e che cavolo) che la rapina è una sottrazione con violenza o minacce, che qui non ci sono state. Si tratta di un semplice borseggio.

E questo “iceberg che uccide”?

Un attimo, ci siamo quasi. E state attenti, perché uccide sul serio.

Torno su un articolo apparso sul Corriere della Sera, di cui avevo parlato qualche anno fa, “Punture di meduse: ecco le dieci cose da fare”. Avevo fatto notare che le meduse non pungono: urticano, ustionano, ma per pungere avrebbero bisogno di un pungiglione che, poverine, non hanno. Da allora la situazione è peggiorata: aumenta il numero dei giornalisti per i quali le meduse pungono, le auto accellerano con due “l” invece di una (forse hanno motori potentissimi?), i borseggiatori rapinano...

Il fenomeno è estremamente preoccupante, perché mette a rischio persino la sicurezza fisica vostra e mia. E ve lo dimostro.

Vedete, quando l’ignoranza dilaga, non attacca particolari professioni: si espande a macchia d’olio e le inquina tutte. Solo che non ce ne accorgiamo perché purtroppo siamo in grado di valutare il fenomeno esclusivamente quando colpisce un settore di cui capiamo qualcosa. E così uno come me si rende conto che aumenta il numero dei giornalisti che usa parole sbagliate, un idraulico invece realizza che i rubinetti vengono riparati sempre peggio, un buongustaio si accorge del fatto che i cuochi veramente bravi diventano sempre più rari, e così via; in realtà il fenomeno è generale, ma ognuno di noi ne vede uno spicchio. E qui arriviamo alla sicurezza personale.

Come penso di avere detto in altre occasioni, ogni giorno prendiamo tranquillamente ascensori di cui un tecnico ha controllato le corde, saliamo senza pensarci su auto di cui un meccanico ha revisionato i freni, attraversiamo viadotti di cui ingegneri hanno fatto i calcoli in cemento armato, ci facciamo trasportare a ottomila metri d’altezza da aerei manutenzionati (se preferite, “manutenuti”: non mi avete preso in castagna) da specialisti. Non parlo della metropolitana perché probabilmente in questo momento ci siete dentro e non mi pare il caso di mettervi ansia (comunque potete toccare ferro o altro). Ma se i professionisti delle parole cominciano a descrivere come “rapina” un borseggio, un’ustione come “puntura” e mettono due “l” nell’accelerazione, c’è il legittimo sospetto che quella dei giornalisti sia solo la parte emergente di un vasto, enorme iceberg di ignoranza; e come capirono a spese loro i passeggeri del Titanic, non è la parte emergente quella che ti affonda, ma quella che non si vede.

Tempo fa concludevo così una chiacchierata sull’argomento:

“Insomma cari miei, per come è messa la situazione, l’ultima immagine che potremmo avere di questa terra potrebbe essere quella di un signore in camice verde e mascherina che ci dice qualcosa come “adesso si farà un sonnellino e quando si sveglierà sarà tutto finito. Sentirà solo una punturina come quella di una medusa qui nel… Giovanni, ma sei sicuro che gli stiamo iniettando…”

Dissolvenza.

The End”.

E quindi amici mei... se un giornalista vi dice che qualcuno è stato rapinato perché gli hanno sfilato il portafoglio, ribellatevi.

L’iceberg è in agguato per farvi la pelle.  

CARLO BARBIERI

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