«Scrivo e canto le difficoltà dei ragazzi»

  • Briga

MUSICA I tempi del “talent” sono lontani. E oggi Briga, arrivato secondo ad “Amici 2015”, è un artista più maturo e sicuro di sé. Meno rapper e più cantautore, come nel nuovo cd “Che cosa ci siamo fatti”, che venerdì presenterà alla Mondadori Duomo di Milano (il 7 giugno sarà poi a Roma e il 14 a Torino).

Perché questo titolo, Briga?
«È una citazione dal mio romanzo “Novocaina”, uscito l’anno scorso. Libro e disco sono legati perché raccontano temi simili: la difficoltà per i ragazzi di stabilire delle relazioni, di trovare il proprio posto nel mondo. È un concept-album, dove le canzoni raccontano le difficoltà della nostra generazione, che di certo non è aiutata dallo Stato».

Lei è partito dal rap, ora fa il cantautore pop...
«Perché prima non ero sicuro della mia voce, ma sono sempre stato un rapper atipico e mai troppo in fissa con quello stile. Da ragazzo impazzivo per Sottotono e Fabri Fibra, poi mi sono innamorato del brit-pop».  

Sui social ha scritto che “Ciao papà” è probabilmente la canzone più bella che ha composto.
«Ci tengo molto. È autobiografica, come del resto tutto ciò che scrivo. Qui parlo della voglia di normalità che ti prende quando diventi grande. A 15 anni pensi a sballare, a 30 riscopri il piacere delle piccole cose».

Oltre ai dischi, lei ha pubblicato già due libri.
«So fare poche cose bene, la scrittura è una di queste. Ce l’ho nel Dna, visto che papà è avvocato e mamma insegna. In più ho fatto il Liceo Classico e, rispetto a certi colleghi, so cos’è un narratore interno».

Quali sono i progetti futuri di Briga?
«Nel 2019 saranno dieci anni che ho iniziato, vorrei festeggiare per bene. Penso di riprendere delle mie vecchie canzoni inedite e riarrangiarle. E, forse, completare anche la mia trilogia editoriale».