I cimiteri verdi italiani di quattro under 35

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In Liguria quattro giovani imprenditori under 35 hanno deciso di offrici un servizio per l’eternità. E  un domani – si spera il più tardi possibile – le nostre ceneri potranno essere disperse in un bosco, sotto una quercia o un frassino. Così una neonata impresa italiana sta ripensando la dipartita, ispirandosi alle pratiche anglosassoni dei cimiteri verdi. «La nostra storia nasce dalla volontà di importare in Italia un’alternativa ecologica alla tradizionale sepoltura. Coniughiamo la commemorazione dei nostri cari alla cura e al mantenimento del territorio boschivo», racconta Anselma Lovens, 31enne di Genova, oggi pianificatrice del territorio, una laurea in Urbanistica all’Università IUAV di Venezia e un dottorato su pianificazione e politiche pubbliche. Questa impresa di montagna diventata cooperativa di lavoro vede impegnata una squadra di amici di vecchia data con competenze trasversali: Camilla Novelli, Giacomo Marchiori, Riccardo Prosperi. Boschi Vivi oggi è l’unico servizio di interramento delle ceneri che opera in un’area boschiva e reinveste in progetti di cura per i boschi.
Il cuore dell’attività è di gestire i luoghi nei quali le persone scelgono di essere interrate. L’utente può aderire con due quote: la prima è legata al momento della scelta dell'albero. Si va da un minimo di 450 euro per un posto sotto un albero di comunità condiviso con altre persone fino a 7800 euro per uno personale o di famiglia. Poi c’è una quota per coprire le spese per la targhetta commemorativa e l'allestimento cerimoniale. E siamo intorno ai 200 euro.
«All'estero ci sono moltissimi precedenti, ma c’è stata un’evoluzione di questa pratica negli ultimi vent’anni anche in Svizzera, Germania, Austria, Olanda. Addirittura in Germania ci sono dei progetti che stanno andando avanti da una quindicina d'anni, con aziende che hanno più di cinquanta boschi utilizzati con questa funzione commemorativa».
Il team per partire si è ispirato ai casi esteri, ma ha valutato la normativa vigente italiana e compreso le compatibilità. «Da noi il bosco commemorativo  è una formula che va bene solo per persone che desiderano essere cremate e non per ospitare il corpo intero. In Inghilterra è diverso. Ma ci sono petizioni in atto e un movimento di sensibilizzazione».
Il progetto pilota di Boschi Vivi è nel comune di Urbe, settecento anime nel savonese, in un’area piuttosto boscosa. Si tratta di una meta turistica rinomata, ma con abitanti in calo demografico. «Ci sono delle caratteristiche che il bosco deve avere. Noi abbiamo acquistato un terreno di undici ettari composto da castani, querce, frassini e qualche faggio e ciliegio. Ora dobbiamo attendere l'ultima risposta della regione per procedere ai lavori forestali, ma intanto abbiamo deciso di organizzare una serie di incontri nel bosco per far conoscere come funziona il progetto».
Online su Boschivivi.it arrivano decine di segnalazioni, ma il servizio è presentato anche sui social, Facebook in testa. «Questa è una scelta che crea anche una situazione più semplice per i familiari e per i cari che nel momento del decesso avranno già tantissimi pensieri. Poi c'è il legame di commistione con la natura, con la scelta legata all'albero e una volontà di tornare alla natura».

GIAMPAOLO COLLETTI
@gpcolletti

 

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