La Torun porta al cinema i gatti di strada di Istanbul

  • Cinema/La città dei gatti

ROMA Centinaia di gatti liberi e irrefrenabili. Liberi di rubare il cibo nei mercati, di giocare tra le stoffe dei banchi, di saltare sui tetti, di entrare nelle case, di andare persino a mangiare nei ristoranti perché ovunque trovano chi li ama. Succede a Istanbul. Come forse da nessun’altra parte al mondo. A Istanbul le centinaia di gatti raccontano il caos della metropoli, il disordine, l’agitazione vitale e anche la mancanza di regole.

Ceyda Torun racconta e mostra tutto questo, telecamera spesso a terra, in “Kedi. La città dei gatti” (in sala da martedì), film che segue tanti e diversissimi felini in giro per la città che la regista ha lasciato a 11 anni, «quando sapevo già che la mia infanzia sarebbe stata infinitamente più solitaria se non fosse stato per i gatti. Dopo il trasferimento  negli States ogni volta che mi capitava di tornare a Istanbul, trovavo la città sempre meno riconoscibile ad eccezione di una cosa: i gatti, unico elemento costante e immutato che incarna l’anima stessa di Istanbul. Questo film è una lettera d’amore a quei gatti e a quella città».

La sua grande aspettativa è che «questo film faccia sentire lo spettatore come se gli si fosse posato un gatto sulle ginocchia inaspettatamente, facendo le fusa, costringendolo a pensare alle cose a cui non ha il tempo di pensare normalmente preso dalla frenesia della vita di tutti i giorni».

SILVIA DI PAOLA