Schiavizzate con i riti voodoo

  • TORINO/PROSTITUZIONE

TORINO Quattro persone di origine nigeriana  non potranno abitare nella provincia di Torino. Lo ha deciso il giudice dell’inchiesta - condotta dai carabinieri della compagnia “Oltre Dora” - sullo sfruttamento della prostituzione di tre giovani africane che, obbligate a vendersi, erano costrette a consegnare i loro guadagni sotto il ricatto di riti voodoo fatti da uno sciamano attraverso Skype. I quattro sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione delle tre connazionali. Due componenti del gruppo sono ancora ricercati.

Il gruppo, guidato da una “maman” (una ex prostituta), reclutava le giovani a Benin City e le faceva arrivare in Italia con la promessa di un posto di lavoro, ma una volta giunte a destinazione le obbligava a uscire soltanto per prostituirsi in piazza Massaua e Lungo Stura Lazio. A fine giornata le ragazze dovevano consegnare l’interno guadagno ai capi per ripagare il debito di 30 mila euro contratto per arrivare in Italia.

Per le giovani era impossibile liberarsi, soggiogate dalla credenza dei riti tribali eseguiti da uno sciamano nel loro Paese d’origine: pezzi di vestiti, unghie, capelli o peli pubici venivano  mescolati alle gocce del sangue delle ragazze in un intruglio che poi le stesse devono bere. Con quel rito la loro ribellione avrebbe avuto cattivi effetti su di loro e sui familiari rimasti in Africa. Andrea Giambartolomei