Gessica, la naturalezza e l’applauso migliore

  • ANGELA BUBBA

È l’epoca degli influencer, ossia dell’esposizione pubblica massima che dalle persone passa agli oggetti, e viceversa. Nei ristoranti vediamo spesso anche i cuochi in vetrina, che danno la possibilità ai clienti di monitorare i loro passi fra pentole e coltelli; davanti ai distributori, attraverso un pannello trasparente, non è raro dare un’occhiata agli ingranaggi di miscela e preparazione delle bevande. Qualsivoglia azione deve essere mostrata, mostrata ad ogni costo, con un’ansia di narrazione che tuttavia non deve peccare di bruttezza, non deve allontanarsi da certi criteri e certe programmate sensibilità. Quando tutto questo però salta, permettendo anche alla diversità di parlare, di presentare la propria deviazione e di farlo senza vergogna, di muoversi con naturalezza e rivendicare il diritto alla normalità, dolente quanto necessaria, quando tutto questo accade possiamo legittimamente chiederci a quanto ammonti il prezzo per una scelta simile, o quanta difficile gratuità possa essere conquistata. 
    Gessica Notaro, tristemente nota per essere stata sfregiata con l’acido dall’ex compagno Edson Tavares, per qualche settimana è apparsa sulle nostre tv come concorrente di Ballando con le stelle. Il suo viso, ancora visibilmente tramortito, appariva più armonico grazie al lavoro dei truccatori; una striscia di stoffa, sempre pendant con gli scintillanti abiti di scena, le bendava elegantemente l’occhio sinistro, dandole quasi un’aria di bandita benevola, di piratessa messaggera di pace. I giurati del programma le facevano i complimenti, per la sua forza e il suo coraggio; le dicevano che mentre ballava risultava sciolta e sensuale, nonostante la tragedia vissuta; la facevano sentire a suo agio in un contesto di certo poco naturale come quello televisivo. 
    La cosa sorprendente è che Gessica Notaro naturale lo sembra davvero: fresca e speranzosa, viva e sorridente, e sorge il dubbio che sia così perfino a telecamere spente. O forse, appena le luci di scena di spengono e non c’è più nessuna conduttrice, nessun pubblico che attenda, quando non c’è un camerino bensì una camera, personale, intima, reale, in cui specchiarsi per ciò che realmente si è, e misurare il male ricevuto e come è stato possibile sopravvivergli, sopravvivergli per tornare a vivere, forse è proprio lì che si riceve l’applauso migliore.

ANGELA BUBBA

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