«Il mio omaggio sincero agli Anni '90»

  • Ermanno Mauro Giovanardi

ROMA «Pensavo da tempo di fare un omaggio sincero, onesto, senza retorica agli Anni ‘90. Come un attore che si mette a disposizione del copione, ho messo il mio vissuto e la mia voce per raccontare quella piccola grande rivoluzione musicale». Parola di Ermanno Mauro Giovanardi, cantante e bassista, in concerto lunedì alle 21 al Parco della Musica. L’artista monzese, fondatore nel 1994 dei La Crus, presenta La mia generazione, un progetto dedicato alla musica italiana degli anni '90. Fra gli ospiti della serata Marina Rei, Rachele Bastreghi, Raiz e Cristiano Godano.

Cosa è accaduto negli Anni ‘90 a livello musicale nel nostro paese?
Che una serie di gruppi o artisti, non allineati e alieni rispetto al mercato pop italiano dei primi ‘90, che arrivavano da percorsi più vicini alla produzione indipendente che alle Major, ai centri sociali che ai network radiofonici, ha occupato in un paio d’anni la discografia ufficiale. Ma partì tutto dalla consapevolezza che ognuno di noi avrebbe dovuto confrontarsi con l’italiano, visto che la maggior parte arrivava da un percorso di canzoni cantate e scritte in inglese.

Quanto è cambiata la situazione musicale da allora in Italia?
Impossibile confrontarle. Stiamo parlando di due ere culturali diverse. Bisogna innanzitutto fare una distinzione netta tra il prima e il dopo avvento di Internet. È cambiato tutto.  20/25 anni fa il massimo della pirateria stava nel duplicare le cassette per gli amici. Si andava ai concerti e si compravano i dischi e il canale d’informazione più importante era la stampa cartacea. Ora con un computer e un collegamento web se sei talentuoso e smanettone, puoi bypassare tutto e tutti, volendo.

Cosa pensi della nuova leva di cantautori?
Dell’ultima nidiata mi piace un sacco Motta. Mi sembra abbia la stessa sacralità e lo stesso sentire e approccio nostro. Altre cose che ho sentito mi piacciono meno. Della penultima sicuramente Brunori.

Sono passati un po’ di anni da quando hai iniziato: com’è cambiato il tuo rapporto con la musica? Cosa significa per te oggi fare canzoni?
È rimasto lo stesso. Cerco di raccontarmi nella maniera più sincera possibile. Negli anni sicuramente ho acquisito, padronanza e sicurezza nella scrittura, ma anche ora, e come abbiamo fatto per tutti i dischi dei La Crus, non riesco a concepire di mettere un solo brano riempitivo in un nuovo lavoro. O ha la bellezza, la sincerità e la dignità per essere pubblicato, o sennò rimane tra gli appunti mal riusciti. Ho la fortuna di fare un lavoro, rispetto a tanti altri, di poter lasciare un piccolo segno del mio passaggio su questa terra, che non posso e non voglio fare cose che non mi assomiglino.

 

STEFANO MILIONI