Scandal: «Chiamatemi Emo come il titolo del mio album»

  • Musica/Gionny Scandal

ROMA Non ama essere chiamato “rapper”. E neppure “quello che scrive canzoni d'amore”. Un artista sui generis, Gionny Scandal, dalla storia complicata. Rimane orfano da ragazzino, cresce con la nonna, poi scopre di essere stato adottato. Ora cerca i genitori biologici e il fratello che ha saputo di avere. “Ho lanciato un appello in tv e su Internet, per ora nessuna risposta”, spiega. Alle spalle un passato di problemi e depressione, ora risolti. Come testimonia il nuovo cd, “Emo”, lanciato dal singolo “Per Sempre”, quasi  10 milioni di views.

Come dobbiamo definirla, Gionny? 
Emo, come il titolo del cd. È il genere da cui provengo, anche se ora sono più rap-pop perché i dischi si devono pur vendere. Ma dal vivo spaccherò, lo vedrete il 6 settembre all'anteprima all'Alcatraz di Milano.

È un disco autobiografico? 
Sì, le canzoni sono una valigia in cui metto quel che mi accade tutti i giorni. Voglio far entrare la gente nei miei ricordi, belli o brutti.

Com’è il suo pubblico? 
Giovanissimo, dai 13 ai 18 anni, per l'80% femminile, forse perché canto d'amore. Sono un tipo ipersensibile, superfelice o giù di brutto.

C’è anche un pezzo un po’ malizioso, “W la fifa”… 
Sono un patito del videogioco, siamo partiti da lì. Ci sono un po' di doppi sensi, ma ironici. Spero non volgari.

Se un giorno dovesse finalmente incontrare i genitori biologici e suo fratello? 
Non so che farei. Mi muove innanzitutto la curiosità. Ma niente rancore o casi umani. Ho sofferto già tanto in passato, ora basta.

DIEGO PERUGINI