L’Ifigenia secondo Rifici e Demattè

  • Torino/Teatro

TORINO Un affondo nel mito degli Atridi, riscrivendolo ispirandosi ai testi di Eraclito, Omero, Eschilo, Sofocle, Euripide, Antico e Nuovo Testamento, Nietzsche,  Girard e  Fornari. È quanto hanno fatto il regista Carmelo Rifici, nominato nel 2015 direttore della Scuola del Piccolo Teatro di Milano, dopo Luca Ronconi, e attualmente direttore artistico di Luganoinscena, ed Angela Demattè per la messinscena di “Ifigenia, liberata” al Carignano da stasera a domenica.

Al centro, il tema della violenza dell’uomo come realtà inestirpabile e mistero senza fine.

Lo spettacolo è ambientato in una sala prove in cui un regista e una drammaturga, proprio durante una prova aperta dello spettacolo, riflettono con gli attori sul destino di Ifigenia, figlia di Agamennone e Clitennestra, sacrificata alla dea Artemide per permettere alle navi greche, ferme da tempo in Atride, di partire per Troia a combattere l’esercito di Priamo.

La messinscena procede dando voce alle ragioni di tutti i personaggi della vicenda, da  Agamennone a  Menelao, Ulisse e Clitemnestra, fino a mostrare il pianto purificatrice della stessa Ifigenia che, alla fine, si convince, assecondando la volontà di tutti, di morire per una causa più alta e nobile della sua stessa  vita.

Sul palco un cast nutrito di attori composto, tra gli altri, da Anahì Traversi, Tindaro Granata, Giovanni Crippa ed Edoardo Ribatto (Info: teatrostabiletorino.it).

ANTONIO GARBISA

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