Un Codice della Ue contro le fake news

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BRUXELLES La diffusione deliberata di disinformazione «è una vera minaccia per la coesione e la stabilità delle nostre società e per le istituzioni democratiche» e grava come una minaccia sulle elezioni europee del maggio 2019. Così il commissario Ue per la Sicurezza, Julian King, presentando la comunicazione della Commissione europea contro le fake news. In particolare si propone l’introduzione di un “codice di condotta” non vincolante per le piattaforme digitali. L’esecutivo comunitario, inoltre, ha annunciato l’intenzione di sostenere una rete indipendente di verificatori di notizie e una serie di misure volte a incentivare un giornalismo di qualità e l’educazione ai media.

Monitoraggio

La Commissione intende monitorare l’attuazione del codice di condotta e, se i risultati saranno insoddisfacenti, potrebbe proporre ulteriori azioni incluse misure obbligatorie di carattere regolamentare. Bruxelles, per la prima volta, fornisce una chiara definizione di fake news: una «informazione rivelatasi falsa, imprecisa o fuorviante concepita, presentata e diffusa a scopo di lucro o per ingannare intenzionalmente il pubblico, e che può arrecare un pregiudizio pubblico». L’esecutivo Ue chiede poi alle piattaforme e ai social media di mettersi d’accordo su un codice di condotta che garantisca trasparenza sui contenuti sponsorizzati (in particolare sui messaggi pubblicitari di natura politica), limiti la profilazione a fini di propaganda politica e riduca i profitti dei vettori di disinformazione. Il codice dovrebbe costringere piattaforme e social media a fare maggiore chiarezza sul funzionamento degli algoritmi, consentire verifiche da parte di terzi, agevolare l’accesso da parte degli utenti di fonti di informazione diverse che sostengano differenti punti di vista, applicare misure per identificare e chiudere gli account falsi e per affrontare il problema dei bot automatici.

Risultati entro ottobre

La Commissione chiede alle piattaforme e ai social media di fare in modo che i verificatori di fatti, i ricercatori e le autorità pubbliche possano monitorare la disinformazione online. Il codice dovrebbe essere pubblicato a luglio. «Attendiamo risultati entro ottobre», altrimenti «ci riserviamo di decidere nuove misure», ha avvertito la commissaria al Digitale, Mariya Gabriel, sottolineando che le piattaforme e i social media «devono diventare attori responsabili».

METRO

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