«Non sono poi così cattivo come sembra»

  • La casa de papel Alvaro Morte

TV Per il dettaglio dei suoi futuri progetti criminali bisognerà aspettare ancora un po’ ma, intanto, mentre le immagini della seconda stagione de La casa de papel  scorrono su Netflix e mentre si annuncia la terza stagione, l’ormai arcinoto professore del crimine con la faccia di Alvaro Morte si racconta a Metro, partendo «dalla sensazione di libertà che ti dà il lavorare per Netflix, oltre la tv tradizionale, in uno spazio in cui i caratteri possono essere approfonditi e diventare più attrattivi per lo spettatore».

Come sta cambiando la tv europea?
Anni fa c’era molta differenza tra produzioni americane e il resto del mondo. Oggi queste differenze sono diminuite e c’è una nuova qualità globale che il pubblico si sta abituando a fruire. Ed è eccitante farne parte.

Ma come definirebbe il personaggio che le ha regalato tanta notorietà?
Se si conosce bene si capisce che non è così cattivo, che è un pesce piccolo tra tanti potenti del mondo bancario, uno che vede intorno a sé tutti i veri soldi che girano. Per questo capiamo le sue ragioni.

Come si vive un successo improvviso e travolgente?
Cercando di restare con i piedi per terra. So che i social hanno aiutato molto e so che c’è persino gente che si fa i tatuaggi coi nostri simboli sul corpo. Certo non mi dispiace, ma per me tutto questo è davvero strano. Ecco diventare noto di colpo mi ha sconvolto, ma mi ripeto che è solo lavoro.

 

SILVIA DI PAOLA