L'aeroporto dell'Urbe compie 90 anni

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ROMA Sepolti dalla vegetazione, sull’argine del Tevere di fronte a Serpentara, sono nascosti i resti rugginosi di una gru. Serviva a mettere in acqua sul lungo rettilineo del fiume gli agili idrovolanti del vicino scalo “anfibio” del Littorio. Una traccia storica quasi persa alla memoria. Così nessuno si è ricordato che il primo aeroporto di Roma - sorto su una pianura di cento ettari accanto alla Salaria e dopo la caduta del fascismo subito ribattezzato “Aeroporto dell’Urbe” - venerdì 21 aprile compie senza clamori i suoi primi 90 anni di vita.

Inaugurato da Mussolini e Balbo

Fu inaugurato il 21 aprile 1928, in occasione del Natale di Roma. Alla cerimonia erano presenti Mussolini e Balbo. Lo studio di fattibilità era stato avviato nel 1925 su iniziativa del conte Giovanni Bommartini, consigliere delegato della Compagnia nazionale aeronautica. Il preventivo era di 10 milioni di lire e i lavori iniziarono nel luglio 1927. Quello del Littorio fu pensato come aeroporto “misto”, con il decollo degli aeroplani su pista e i due lunghi rettilinei del Tevere - che lì ha una larghezza di cento metri - da sfruttare per gli idrovolanti.

Nuvolari perse il duello

Tra le curiosità, la costruzione nel 1931 di un circuito automobilistico dove l’8 dicembre di quello stesso anno l’Alfa Romeo di Nuvolari fu sconfitta in duello dall’aereo Caproni di Suster. Il 1934 vide la nascita dell’Ala Littoria, prima compagnia di bandiera italiana, con voli che nel 1939 toccheranno Africa e America Latina. L’entrata in guerra dell’Italia nel 1940 segnerà il declino dell’aeroporto. Lo scalo - con il vicino Smistamento ferroviario al di là della Salaria - sarà ripetutamente preso di mira dagli Alleati, a partire dal primo bombardamento di Roma del 19 luglio 1943. Un breve ritorno di notorietà nel dopoguerra, con i voli delle Linee aeree italiane. Rapidamente oscurato da Ciampino e Fiumicino. Ma resiste ancora, tra piccoli aerei scuola, jet per Vip ed elicotteri.

 

L’Enac: «Pronto per il futuro»

«L’Urbe compie 90 anni ma se li porta benissimo e convive senza problemi con la città contemporanea». Ne è convinto Roberto Vergari, direttore centrale vigilanza tecnica Enac.

Quanto è utilizzato oggi?
Nel 2017 ha registrato 27 mila movimenti aerei ed è un buon modello di Business Aviation e aerotaxi, anche con effetto di decongestionamento su Ciampino. Poi ospita i mezzi della Forestale dei Carabinieri e la scuola di volo.

Sta vivendo una rinascita?
Negli ultimi anni sono stati effettuati molti interventi di ammodernamento: sulla pista, l’eliporto, l’edificio polifunzionale e la nuova aerostazione Enac. Adesso stiamo mettendo mano all’hangar dell’Aeroclub di Roma.

Le prospettive per il futuro?
Era stato ipotizzato un cambio di orientamento della pista, per allungarla e aprire lo scalo ad attività istituzionali. Ora l’aeroporto è in capo all’Enac, ma non è escluso che si arrivi ad un bando di gara per affidare gestione e sviluppo a qualcuno che possa garantire all’Urbe di continuare a scrivere la storia.

LORENZO GRASSI

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