«Mi sono laureato in filosofia a 82 anni»

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MODENA Non è mai troppo tardi per prendere la vita con filosofia. Lo sa bene il signor Italo Spinelli, 82enne cittadino di Finale Emilia, in provincia di Modena, che nei giorni scorsi si è laureato dottore in Filosofia all’Università di Macerata, dopo aver sostenuto ben  35 esami e aver  trascorso 4 anni sui libri nel tentativo di provare a metabolizzare il dolore più grande: la morte, nel 2014, della sua amata moglie Angela. «Dovevo capire dove fosse finita l’anima della mia Angela», ci racconta.

Non ha trovato conforto nella religione?
Quando è morta mia moglie, dopo 52 anni passati insieme, ero devastato.   I primi giorni sono stati terribili. Avevo bisogno di risposte, e di trovare un modo per andare avanti. Nella mia testa risuonavano incessanti due domande: che cosa ci aspetta dopo la morte? Rivedrò più la mia Angela? Ma la religione ti dà  conforto se hai il dono della fede. O ce l’hai o non ce l’hai. E io avevo troppi dubbi.

Che studi aveva fatto da giovane?
Ho lavorato tutta la vita alla Fiat di Modena: fino ai 40 anni ero meccanico di trattori e macchine agricole. Poi a 40 anni mi sono iscritto ai corsi serali per prendere il diploma tecnico e così sono riuscito a diventare programmatore, sempre alla Fiat. Sono passato dal secondo livello al sesto. Certe domande però me le sono sempre fatte. Per questo ho deciso di studiare i filosofi per vedere se potevano aiutarmi a riconnettermi alla mia Angela.

Come si è trovato nel mondo universitario?
Mi sono iscritto all’Università di Macerata, perché a Ferrara mi chiedevano la frequenza obbligatoria. A Macerata, invece, ho avuto la possibilità di seguire le lezioni on line e rivederle due, tre o quattro volte, se necessario. Ho dedicato allo studio 3 ore al giorno in questi anni e mi sono recato in facoltà solo per dare gli esami. Rispetto a quando andavo io a scuola, è cambiato tutto. E lo dico anche da padre e da nonno. A miei tempi, se avessi detto a mia madre che il maestro mi aveva dato uno schiaffo, lei me ne avrebbe dati due, senza aspettare le mie spiegazioni. Oggi invece, i genitori danno sempre la colpa agli insegnanti. Comunque a Macerata ho trovato un ambiente entusiasmante,  sia con gli studenti che con i professori. Uno di loro dopo un esame mi ha detto: «Ha insegnato più cose lei a noi, che noi a lei».

Quale filosofo l’ha illuminata di più?
Ho amato molto Platone e la sua ricerca della verità e mi hanno aiutato molto  la lettura di sant’Agostino, di Tommaso Moro, su cui ho svolto la tesi,  e anche il filosofo Pascal con la sua scommessa. In effetti ho capito che conviene avere fede, perché in quel caso almeno ci saremo garantiti la beatitudine.

Pensa dunque che rivedrà sua moglie?
Alla fine credo che sì, una volta chiusi gli occhi per sempre, rivedrò la mia Angela. Sa che non l’ho mai sognata?

È tornato quindi alla religione.
Diciamo che studiare mi è servito soprattutto a distrarmi dal dolore e a passare il tempo.

E ora che si è laureato, cosa farà?
Ho già pronte 60 lezioni registrate di greco antico. Voglio studiarlo bene per capire bene da dove arrivano le nostre parole e in fondo la nostra cultura.

VALERIA BOBBI

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