Licenziata da Ikea, sindacati in rivolta

  • Milano/Ikea

MILANO «Sono sbalordito. Si sono voluti anteporre gli interessi di una multinazionale alle esigenze di una lavoratrice che per 18 anni è stata dipendente Ikea. Andremo avanti con la nostra battaglia legale». Durissime le dichiarazioni di Marco Beretta, segretario Filcams, sull’ordinanza del Tribunale del Lavoro che dà torto alla mamma, Marica Ricutti, 39enne, licenziata nel 2017 perché non riusciva a seguire gli orari di lavoro che le venivano imposti, e ragione all’Ikea di Corsico.

A quelle dichiarazioni fanno eco le parole di Massimo Bonini, segretario generale della Cgil: «Quante donne sono costrette a rinunciare al lavoro perché non si creano le condizioni affinché sia conciliabile con le esigenze della famiglia? L'Italia è il primo Paese per dimissioni dal lavoro delle donne».

Bonini parla di «discriminazione di genere» e inquadra la vicenda come un «caso pilota».

Intanto l’avvocato della Ricutti,  Maurizio Borali, annuncia: «Stiamo già preparando l'opposizione a questo provvedimento che non considera che la lavoratrice aveva una situazione di difficoltà: l'ordinanza tralascia aspetti oggettivi nel gestire una situazione familiare complicata».

La Ricutti era stata spostata, l’anno scorso,  al reparto Food. Essendo separata dal marito, aveva chiesto la flessibilità per seguire i due figli piccoli,  uno disabile. L’azienda, dal canto suo, ha fatto presente al Tribunale, che 15 delle 17 richieste di flessibilità della donna erano state accettate.

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