La doppia identità di Abdel Salem Napulsi

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ROMA Aveva cercato in tutti i modi di farsi passare per cittadino palestinese, con l’intenzione di ottenere in qualche modo lo status di richiedente asilo. Ma Abdel Salem Napulsi è stato intercettato nella vasta indagine antiterrorismo coordinata dalla procura di Roma e condotta dalla Polizia di Stato.

Il filone romano dell’operazione Mosaico riguarda principalmente lui. Gli investigatori hanno pochi dubbi sulla sua reale nazionalità, Napulsi sarebbe tunisino, e il nome fornito alle forze dell’ordine sarebbe falso. In Italia da alcuni anni, risultava senza fissa dimora. In seguito a un controllo non aveva fornito documenti validi, nè aveva indicato un domicilio. Per questo era finito presso il Cie di corso Brunelleschi a Torino. Nel frattempo le indagini hanno portato alla luce i suoi rapporti con un contatto diretto di Anis Amri, l’attentatore di Berlino. Si tratterebbe di un cittadino tunisino di 37 anni, già espulso dall’Italia per motivi di sicurezza.

Tra i due, che si incontravano in provincia di Latina, era nato un rapporto strettissimo. Erano molto prudenti e si muovevano come se sapessero di essere pedinati. In questo periodo Napulsi,  accusato di addestramento ad attività con finalità di terrorismo e condotte con finalità di terrorismo, si era radicalizzato.

Era diventato un esperto navigatore del deep web, reperendo informazioni dettagliate su armi di qualsiasi tipo, dalle pistole ai lanciarazzi, e su come modificare una semplice carabina ad aria compressa in un'arma letale. La polizia è riuscita a rintracciare l’abitazione in zona viale Marconi che divideva con altri cittadini stranieri, estranei all’inchiesta. Lì Napulsi nascondeva un discreto quantitativo di eroina (reato grazie al quale era in carcere da novembre) e un tablet, dove erano custodite tutte le informazioni sulle armi e su come compiere attentati, nonchè immagini di esecuzioni e di proclami ad opera di appartenenti all’Isis.