«Tratto con garbo e ironia il rapporto con gli immigrati»

  • Cinema/Contromano

ROMA Alla ricerca del disordine, del movimento, del rischio, della mescolanza. Alla ricerca di vita. Antonio Albanese  aggiunge un mix di razze e mondi in un viaggio che non ci si aspetta. “Contromano”, da giovedì in sala, da lui scritto, diretto e interpretato racconta un viaggio dall’Italia all’Africa e un triangolo per gioco, affiancato da Alex Fondja e da  Audie Legastelois

Albanese, da dove parte l’idea di questo viaggio un po’ surreale? 
Da un desiderio sociale e, da spettatore, dal desiderio di parlare in modo diverso di un tema enorme, quello  del nostro rapporto con gli immigrati. Volevo raccontarlo con leggerezza e, anche se è un tema impetuoso, con garbo e grazia, oltre che con l’ironia perché ho paura di questo nostro mondo che ne ha sempre meno.

Ha pensato che la voglia del protagonista di riportare gli immigrati a casa possa  far pensare allo slogan “riportiamoli  a casa loro”?  
Sì, ma io volevo affrontare l’argomento solo dal punto di vista umano, senza optare per la tesi dell’accoglienza ad ogni costo o per  quella del “tornate a casa vostra”. Volevo parlare solo di uomini, delle loro paure, dei loro sogni e anche del loro essere  costretti a lasciare le loro terre per fame o per la guerra. Resterebbero  volentieri dove sono, e noi dobbiamo aiutarli.

Cosa le fa più paura del mondo del suo protagonista? 
Sono molto spaventato dai tanti che vogliono alzare muri.

SILVIA DI PAOLA