Milioni di scarpe dagli artigiani hi-tech

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Un campionario da record con cinquanta milioni di combinazioni differenti. E un magazzino che le contiene virtualmente tutte grazie alla forza del digitale. La rivoluzione hi-tech delle calzature moltiplica le scelte e le opportunità d’acquisto per i clienti, oggi di fatto sempre più orientati alla personalizzazione.

Ecco l’impresa artigianale 4.0. DIS sta per Design Italian Shoes. Si tratta di una startup fashion-tech nata tre anni fa nel cuore delle Marche, terra che da sempre declina al meglio il lavoro artigiano nel settore calzaturiero. Lo scorso anno il fatturato si è attestato a 300mila euro con una crescita del +300% e un previsionale per l’anno in corso di 2 milioni di euro. L’headquarter è a Civitanova Marche, quarantaduemila anime sulla costa adriatica. Poi ci sono quattro laboratori artigianali coinvolti nella produzione e distribuiti tra Montegranaro, Monte San Giusto, Porto Sant'Elpidio.

«Stiamo innovando il settore della calzatura made in Italy grazie alla personalizzazione della scarpa», racconta Andrea Carpineti, 36enne di Recanati, ventiduemila anime nel maceratese. Dopo otto anni da ricercatore al Politecnico delle Marche e una esperienza da libero professionista Andrea ha deciso di creare da zero questa impresa di digital manifacturing. Una scommessa intrapresa con suo fratello Francesco e Michele Luconi.

Questi tre giovani under 40 stanno ripensando il calzaturiero partendo da un configuratore 3D navigabile su Designitalianshoes.com, piattaforma di e-commerce tradotta in 7 lingue.

Proprio il configuratore moltiplica le opportunità degli utenti che ordinano online. Segue poi il lavoro degli artigiani e la spedizione in dieci giorni lavorativi ovunque nel mondo. «La piattaforma di nostra proprietà consente un’esperienza personalizzata con 75 materiali opzionabili. Addirittura anche occhielli e lacci sono da personalizzare». Le vendite online viaggiano ovunque, arrivando in 32 Paesi del mondo. Oggi poi l’azienda sta affiliando anche i negozi fisici. «Nel punto vendita puoi toccare i materiali con mano e il  negoziante diventa una sorta di personal stylist. Ad oggi abbiamo 18 negozi attivi in Italia e all’estero e abbiamo siglato un accordo per coprire ben trecento attività di una nota catena cinese», precisa Andrea.

Cambia l’esperienza d’acquisto, che diventa più innovativa, più immersiva, più completa. E si ridisegnano anche supply chain e flusso produttivo: si parte dalla rete per coinvolgere i laboratori artigianali e arrivare nelle case dei clienti. «Oggi puntare sulle nuove tecnologie è la grande opportunità. L’imperativo è smettere di combattere tra dimensione online e offline per allearsi finalmente nell’omnicanalità».

Giampaolo Colletti

@gpcolletti

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