«Vado a caccia di mafiosi come fossero animali»

  • Francesco Montanari

TELEVISIONE Era un giovane Pubblico Ministero che sapeva ben poco di mafia. Erano “i giorni d’inferno” successivi alle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Lui aveva appena 30 anni e mandò dietro le sbarre centinaia di mafiosi. È la storia di Saverio Barone che qui ha la faccia di Francesco Montanari, Il cacciatore, da oggi su Rai2 ore 21,30, dall’omonimo libro del magistrato Alfonso Sabella che racconta la sua lotta (vincente) ai corleonesi. «Parte dal libro, di cui ci sono nel film i reali fatti di cronaca ma mescolati alla storia inventata del cacciatore di animali, un giovane ambizioso, con qualche lato oscuro che applicherà per stanare i mafiosi le tecniche imparate nella caccia».

Montanari, qual è il lato oscuro del suo personaggio?
Ha bisogno di affermarsi per riscattare delle umiliazioni subite, vuol essere a tutti i costi il numero uno, cosa che non fa bene alla sua vita. Anche se sceglie la parte giusta è spinto da personali ossessioni.

Da Romanzo Criminale, l’ex libanese come si trova dentro questa sfida?
Bene perché non è fiction, non ne ha gli stereotipi, è una serie piena di elementi umani e uomini fallibili.

Com’è rapporto tra il suo Libanese di ieri e il Cacciatore di oggi?
Il libanese ha un sogno e lo insegue indefessamente da criminale, il Cacciatore insegue un’ambizione dall’altra parte della barricata.

 

SILVIA DI PAOLA