Il reddito torna a salire in un’Italia diseguale

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ROMA Nel 2016 il reddito equivalente medio è cresciuto del 3,5% interropendo la caduta, pressochè continua dal 2006, ma resta comunque inferiore di 11 punti percentuali rispetto a quello registrato dieci anni fa. È quanto emerge dall’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane presentata da Bankitalia. La crescita è stata sospinta dall’aumento sia dei redditi unitari da lavoro dipendente, sia del numero dei percettori. In tutte le principali classi di reddito, è cresciuta la quota dei nuclei familiari che nel corso del 2016 sono riusciti a risparmiare.

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Ma se i redditi crescono, ad aumentare è anche la disuguaglianza nella distribuzione. Dal 2006, prima che iniziasse la crisi finanziaria globale, il livello della disuguaglianza, misurato dall’indice Gini, è aumentato di 1,5 punti percentuali riportandosi in prossimità dei livelli toccati alla fine degli anni Novanta. In Italia una persona su quattro è a rischio povertà. La quota di persone che dispongono di un reddito equivalente inferiore al 60% di quello mediano è salita al 23%, nel 2014 era al 21%.

Deboli Sud e giovani

Il rischio più elevato riguarda i nuclei familiari del Sud e quelli il cui capofamiglia è giovane (tra i 35 e i 45 anni), meno istruito e nato all’estero. Sul versante dei Paperoni, il 5% delle famiglie più ricche italiane detiene il 40% della ricchezza del patrimonio (in media pari a 1,3 milioni di euro). Al 30% delle famiglie più povere invece l’1% della ricchezza. Il 30% più ricco delle famiglie italiane ha circa il 75% del patrimonio netto rilevato nel complesso. Infine, in Italia circa il 70% delle famiglie è proprietaria dell’abitazione in cui risiede e si riduce la quota di famiglie indebitate: dal 23% al 21% nel 2016.

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