L’Africa della Naru “sposa” l’elettronica

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ROMA «Scrivo per riempire un vuoto che andava riempito: l'accesso alle voci femminili è stato sempre estremamente limitato nel mondo dell'hip hop”. Parole di Akua Naru, vera e propria diva della nuova scena nu soul, hip hop e slam poetry, protagonista del terzo appuntamento di “Voodoo Lounge”, in programma domani alle 22 a Largo Venue. 

Fulcro portante della rassegna - che ha già ospitato i concerti di Alsarah & The Nubatones, Ibaaku e Mop Mop - è il connubio fra strumenti tradizionali della cultura africana e le nuove tendenze in ambito di musica elettronica, una relazione che caratterizza fortemente il lavoro di Aqua, originaria di New Haven, nel Connecticut.

Il suo viaggio verso lo status di poetessa è iniziato nel corso del suo primo apprendistato nella chiesa pentacostale e ben presto il suo lirismo, il talento per la narrazione e la capacità di integrare parole e musica hanno catturato l'attenzione di studiosi e attivisti in tutto il mondo. 

La sua intenzione - in un mondo in cui, a causa del retaggio della schiavitù, l'essere nera e donna ha sempre significato sfruttamento ed emarginazione - è di «fornire un corpo di conoscenze» che metta le donne nere al centro della sua indagine. 

Al tema della maternità e del patrimonio africano è dedicato il suo terzo lavoro discografico “The Blackest Joy“, in uscita a metà aprile. Nell'album, ancora una volta, la Naru fonde con grande originalità i generi- hip hop, jazz e soul- nel solco della tradizione della musica nera.

STEFANO MILIONI

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