Ecco come lo smog s'impossessa del Dna

Smog e salute
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ROMA -  Possono prendere il controllo del Dna, innestarsi nel nostro patrimonio genetico e farci ammalare. Sono le “molecole” dell’inquinamento, per la prima volta fotografate nei loro nefasti effetti in uno studio appena pubblicato su Nature Communications. Lo studio è stato condotto in Canada, dal gruppo dell’Ontario Institute for Cancer Research.

Questi inquinanti interagiscono con i nostri geni e aprono la strada a malattie respiratorie e cardiache. Che, tra l’altro, sono proprio le malattie indicate dall’Oms causate dallo smog. Qualche anno fa per la prima volta furono definite con precisione numerica le conseguenze sulla salute dell’inquinamento urbano: oggi sappiamo che almeno 8mila morti premature l’anno in Italia sono dovute proprio a gas di scarico e smog.

Ora dall'analisi del Dna raccolto da campioni di sangue, sono stati individuati e mostrati empiricamente proprio gli effetti di polveri sottili, biossido di azoto e biossido di zolfo. 
Non è la prima volta che questo legame nefasto viene teorizzato, ma con lo studio canadese vengono proprio identificate le malattie che possono essere generate e questa è una grande novità.

E proprio ieri Onu e Oms hanno presentato una ricerca - "WHO UNFCCC Climate and health country profile for Italy" -  declinata sull’Italia che ipotizza tre scenari futuri in base alle proiezioni dei cambiamenti climatici e che vanno da un maggiore aumento delle temperature a quello che invece ottimisticamente lo esclude. Il tutto proiettato nei prossimi trent’anni, dal 2071 al 2100.

Nel peggiore dei casi vedremo le temperature aumentare di 4 gradi, con conseguenze spaventose: frequenti bombe d’acqua e sud sempre più arido.

Nello scenario mediano, nel caso in cui alcune misure per contenere la concentrazione di CO2 in atmosfera dovessero risultare efficaci, la temperatura aumenterebbe di circa 2-3 gradi in media, con eventi meteorologici dannosi meno frequenti.

Ed eccoci allo scenario più favorevole: aumento di 1,5° al massimo, con contenimento delle emergenze.

L’Onu invia un’allerta ben precisa: serve implementare prima possibile le politiche ambientali e produttive. Oppure concentrarsi nel miglioramento della gestione delle emergenze.

STEFANIA DIVERTITO

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