Se il porno è un fake: i rischi per la privacy

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Nelle scorse settimane si è diffuso un fenomeno profondamente controverso: l’hanno chiamato “deepfake” e consiste nell’utilizzare soluzioni (relativamente) semplici di intelligenza artificiale e “machine learning” per sovrapporre ai volti dei protagonisti di un video quelli di qualcun altro. Come è facile immaginare, la faccenda ha trovato un suo banco di prova preferenziale nel mondo della pornografia, motore primo del traffico internet. Le fattezze di numerose celebrità, cantanti e attrici famose, sono state utilizzate per taroccare clip porno: fra le altre Maisie Williams, Jennifer Lawrence, Scarlett Johansson, Gal Gadot o Sophie Turner. Anche se non sono mancati esperimenti con attori come Nicolas Cage, il cui volto è stato sparso qui è là fra vari estratti di diversi film in cui non aveva recitato. Tutto è partito da un sito statunitense, Reddit, dove i primi smanettoni hanno diffuso le proprie “creazioni” all’interno di un gruppo con 90mila iscritti, poi chiuso. Per fortuna le principali piattaforme, generaliste e no, dopo i primi giorni di incertezze sono corse ai ripari vietando i contenuti di questo genere. Twitter ma anche PornHub hanno infatti inserito il “deepfake” all’interno dei “contenuti non consensuali”, la cui diffusione è dunque assolutamente vietata. Ciononostante, «il vaso di Pandora è aperto», hanno spiegato alcuni osservatori. Nel senso che contenere le possibilità tecnologiche con bandi e divieti è spesso un’illusione. Il problema col “deepfake”, oltre la pornografia e verso la tutela di chiunque pubblichi immagini del proprio volto online, è dunque solo rinviato e sarà tanto più grave quanto gli autori di queste impresentabili clip non coglieranno la gravità di utilizzare i volti di persone, note o meno che siano, trapiantandole all’interno di contenuti espliciti o di altro tipo. Quale lezione possiamo trarne? Semplice. Occorre mantenere il massimo controllo possibile sulla nostra immagine, anche e soprattutto all’epoca della condivisione compulsiva sui social network.

SIMONE COSIMI

 

Nokia Steel HR

Elegante, essenziale, comodo. Un orologio connesso firmato dalla rinnovata Nokia. Design classico di ispirazione francese, il quadrante da 36 o 40 mm integra un piccolo display che comunica frequenza cardiaca, passi, distanza, calorie bruciate e notifiche dallo smartphone. Traccia l’allenamento in 10 attività e funziona con l’app sia con iPhone che Android. Da 189,95 euro.

 

Lg Minibeam

Ideale per essere trasportato in giro per presentazioni ed eventi aziendali. Il Minibeam è uno dei microproiettori più curiosi sul mercato: lampada da 550 lumen per 30mila ore di dunzionamento e proiezione dei contenuti a 1280x800 pixel. Autonomia di due ore e mezzo, altoparlanti stereo integrati, funziona con Android e Apple. Costa 429,99 euro.

 

Uala

Piattaforma italiana nata nel 2014, è una specie di TripAdvisor per i saloni di bellezza. Ne raccoglie oltre 4.500 nei mercati in cui è presente, Spagna e Grecia oltre all’Italia. Parrucchieri, estetisti, spa, barberie, saloni recensiti dai clienti che se ne sono serviti: ogni mese gestisce oltre 60mila appuntamenti. Disponibile per iOS e Android.

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