«Zio Vanja rappresenta il fallimento degli uomini»

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ROMA Da giovedì al 25 febbraio all’Ambra Jovinelli, Vinicio Marchioni sarà il regista e protagonista di “Uno zio Vanja”, da Anton Cechov, con Francesco Montanari.

Marchioni, chi è il suo zio Vanja? 
È un uomo che ha visto svanire tutte le sue ambizioni e con loro anche i sogni d’amore. Potrebbe essere considerato una sorta di emblema del fallimento umano.

Quant’è difficile trovare una chiave personale per portare in scena un capolavoro  come questo? 
Non me ne sono preoccupato più di tanto, avevo già chiaro durante le prove dove volevo arrivare. L’unica difficoltà è stata forse far raggiungere a tutti gli attori lo stesso grado di emotività che volevo trasmettere con la mia regia.

A proposito di regia: cosa ne pensa della crisi che sta vivendo il cinema italiano negli ultimi anni? 
Il problema sono le scelte di distribuzione che vogliono trasformare il nostro cinema in una succursale della Marvel o degli Studios, senza valorizzare i molti talenti che ci sono in circolazione.

Al di là del successo di “Romanzo Criminale”, sente di avere un particolare feeling con Francesco Montanari? 
Assolutamente, perché al di là della stima e dell’amicizia, lo reputo un collega dotato di un talento straordinario e l’ho voluto con me in questa avventura.

Teatro, cinema, televisione: dove si sente più a suo agio? 
Quando entro in un teatro mi sento davvero a casa: questo mestiere, se fatto bene, è sempre e comunque magico.

DOMENICO PARIS

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