Minorenne massacrato dal branco in metropolitana

  • ROMA BABY GANG

ROMA Lo scorso 20 ottobre aeva semplicemente chiesto a quella comitiva di ragazzini di non spingerlo. Per questo uno studente romano di 16 anni era stato pestato nell'affollato vagone della metropolitana su cui viaggiava, preso a calci e pugni e lasciato sul pavimento del convoglio con una vertebra fratturata e diversi traumi alla testa e alla spalla. Gli aggressori si erano poi dileguati non appena le porte del metro si erano aperte alla fermata Subaugusta della linea A, alla periferia sud di Roma.

Un episodio grave, per il quale si sono attivati i carabinieri della Compagnia Casilina, che hanno  acquisito testimonianze, immagini delle telecamere di sicurezza della metro, e hanno monitorato i profili social dei minorenni sospettati del pestaggio, fino a risalire all'intero branco in meno di due giorni, per poi trasmettere il risultato delle indagini alla Procura dei Minorenni di Roma, che ieri ha emesso i provvedimenti restrittivi nei confronti degli otto ragazzini. L'accusa per tutti è di lesioni personali, aggravata dai futili motivi.

I componenti del branco hanno tra i 15 e i 17 anni. Cinque di loro sono italiani, gli altri tre sono stranieri di seconda generazione, originari rispettivamente del Bangladesh, della Tunisia e del Marocco. Quando i genitori dei ragazzini si sono visti arrivare in casa i carabinieri sono trasecolati. I minori non provengono infatti da realtà disagiate, alle spalle hanno padri e madri che lavorano: impiegati, piccoli commercianti, operai.

Almeno due componenti della baby gang si sono mostrati assolutamente freddi nel momento in cui i militari gli hanno contestato i fatti. Si tratta di due minorenni che alle spalle hanno già un paio di denunce per episodi analoghi. La comitiva frequenta lo stesso quartiere, ma scuole e classi diverse. Il giorno dell'aggressione alcuni di loro avevano saltato la scuola.

Per cinque dei minorenni il tribunale ha disposto la custodia cautelare nelle comunità di Roma, L'Aquila, Viterbo e Chieti, in attesa del processo, mentre gli altri tre hanno ricevuto l'obbligo di permanenza in casa.

PAOLO CHIRIATTI