Il tranviere confessa «Mi aveva minacciato»

CITTA' Nonostante i goffi tentativi di far sparire il cadavere e di bruciarlo, le ferite alle mani, e la richiesta di aiuto al 118, alla fine Alessandro Garlaschi lo ha ammesso: ad uccidere la giovane Jessica Valentina Faoro è stato lui. Ha sostenuto di averla colpita una decina di volte con il coltello con cui lei lo aveva minacciato durante un litigio per motivi futili, come la scelta di un film da vedere insieme. Le dichiarazioni, rese al magistrato e al capo della Squadra mobile, sono l'unica versione dei fatti a disposizione degli inquirenti: nella casa di Garlaschi quella notte c'erano solo l'assassino e la sua vittima dicannovenne, perché la moglie di lui era a dormire dalla madre, come certificano le riprese delle telecamere. Il tranviere, diabetico, aveva da tempo l'abitudine di subaffittare un letto nell'appartamento in cui viveva a giovani donne in cambio dell'assistenza medica, che consisteva essenzialmente nel praticargli iniezioni di insulina.    La giovane vittima, affidata ai servizi sociali fin da bambina, ha trascorso la sua infanzia fra una famiglia e una residenza protetta, scappando appena poteva. Chi la conosceva, nel quartiere Stadera, riferisce della sua tristezza di non poter vedere la bambina che aveva avuto ad appena 16 anni: anche in questo caso, era stato deciso l'affidamento ai servizi sociali. Anche suo padre, ma è un caso, è un dipendente Atm.

Il Comune di MIlano, per bocca dell'assessore Majorino, che parla di «ennesimo femminicidio», ha manifestato l'intenzione di costituirsi parte civile contro l'assassino. 

METRO

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