«Canto Tre lettere alle tre religioni»

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ROMA «La più grande lezione che un uomo può imparare oggi è vivere con la differenza, imparare a comunicare. Da sempre sono affascinato dalle contaminazioni tra culture e di conseguenza dalle contaminazioni musicali. La musica ha un valore universale e arriva dove la lingua, la dialettica e la politica non arrivano». Parole di Goran Bregovic, in concerto domenica alle 21 al Parco della Musica. Il grande compositore e musicista bosniaco presenta “Three Letters from Sarajevo”, album dedicato al tema della diversità religiosa e della coesistenza pacifica.

In quale contesto religioso si è formato? 
Io sono di Sarajevo, sono nato su una frontiera: l’unica dove si incontravano ortodossi, cattolici, ebrei e musulmani. Mio papà è cattolico, mia mamma è ortodossa, mia moglie è musulmana. Le “Tre lettere” che danno il titolo all’album sono lettere  in musica indirizzate ai profeti delle tre religioni che si sono scontrate per secoli in Europa: cattolica, ebraica e musulmana. L’intolleranza tra popoli di diverse culture e religioni ha radici profonde nella storia, ma nel XXI secolo le cose devono cambiare.

Come è oggi Sarajevo? 
E' una città molto piccola, eppure, ha sempre avuto una grande vitalità simile alle metropoli europee. È sempre stata crocevia tra diverse culture che hanno animato la vita intellettuale e sociale. Questo esisteva prima ed è rimasto tale anche durante la guerra. Un conflitto dove si tendeva a piegare un popolo, non solo prendendo di mira le persone, le cose, ma il loro pensiero. Ma la gente ha deciso di combattere odio e violenza, con la sua grande ricchezza ideale. È grazie a questo che Sarajevo non è morta ed è per questo che ho voluto che le mie Tre Lettere arrivassero da lì.

Qual è oggi il suo rapporto con la religione? 
Credo che in questo secolo dovremmo imparare a vivere con la diversità, se continuiamo così accadranno ancora tragedie come quella jugoslava. Nel disco racconto una storiella che ho letto su Internet. Una giornalista della Cnn sente parlare di un anziano ebreo che per oltre 60 anni è andato due volte al giorno a pregare al Muro del pianto.
Lo va a cercare e gli chiede: “Di cosa parla con Dio ogni giorno da sessant’anni?”
E lui: “Prego per la pace, per i giovani, perché religioni diverse possano vivere insieme”.
“E ha ottenuto risposta?”.
“In verità, ho l’impressione di parlare con un Muro”.
Ecco, se c’è qualcosa da imparare da questa storia è che ovviamente Dio non ha voluto insegnarci a convivere. Dovremmo trovare il modo di imparare da soli.

Cosa significa per lei oggi fare canzoni, musica? 
La musica è come il sale.. Tutto ha più sapore quando c’è. La musica dà più gusto al nostro vivere quotidiano. È un elemento che riesce a mettere insieme tutti i popoli, perché è un’espressione che viene prima del linguaggio e delle religioni. Unisce gli animi, pur nelle diversità. Noi musicisti non cambieremo il mondo, ma certamente lo aiutiamo a vivere meglio.

STEFANO MILIONI

 

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