Il treno dei pendolari diventa un inferno

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PIOLTELLO  Sono tre donne le vittime del disastro ferroviario avvenuto di ieri a Pioltello. A loro, si aggiungono quattro feriti in codice rosso, ma non più in pericolo di vita, e decine di feriti lievi in gran parte medicati sul posto e subito tornati a casa. Un bilancio tragico, ma che avrebbe potuto essere molto più grave. I vigili del fuoco hanno lavorato per oltre due ore per estrarre le salme e i feriti più gravi prigionieri dalle lamiere. 
A uscire dai binari alle 6.57 il convoglio Trenord 10452, in servizio tra Cremona e Milano-Porta Garibaldi, che in quel momento viaggiava a 140 km/h con 350 pendolari a bordo. I soccorritori giunti da tutta la Lombardia hanno trovato una scena apocalittica, con 4 vetture ribaltate. I morti e i feriti più gravi si sono registrati nella terza carrozza, finita contro un palo della rete elettrica e poi accartocciandosi su se stessa. Le tre donne si chiamavano Pierangela Tadini (51 anni), che viaggiava con la figlia 18enne anch’essa rimasta ferita; Giuseppina Pirri (39); Ida Maddalena Milanesi (61), medico dell’ospedale Besta di Milano. 
«Mia figlia era al telefono con mia moglie e le ha detto che il treno era deragliato, mia moglie le ha detto: “Scappa!”, ma poi c’è stato solo il silenzio», ha raccontato Pietro Pirri, padre di Giuseppina, giunto sul luogo dell’incidente quasi subito. «Sono andato lì ed era ancora incastrata nel treno, poi mi hanno detto che non ce l’ha fatta». Accanto a Giuseppina viaggiava la 38enne Daniela Sassi, figlia del sindaco di Ricengo (Cr), ricoverata in gravi condizioni. «Poco dopo l’incidente mio genero ha ricevuto la chiamata da un altro passeggero. Mia figlia non riusciva a parlare, aveva le gambe incastrate fra le lamiere ed è rimasta bloccata per oltre un’ora», ha raccontato il padre. Andrea Sparaciari

 

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