Ruth Ware: le bugie possono salvarti o ucciderti

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INTERVISTA «Penso che le bugie siano necessarie per gestire i nostri rapporti di ogni giorno. Raccontiamo candide bugie quando qualcuno ci invita ad una festa a cui non vogliamo andare, o quando ci vengono rivolte domande cui non vogliamo rispondere.  La bugia ci rende possibile la vita». Si intitola “Il gioco Bugiardo” (Corbaccio, p. 428, euro 17,90) il nuovo giallo di Ruth Ware (foto Nick Tucker) dove l’autrice racconta, dal punto di vita del narratore, Isa, da poco diventata mamma, le conseguenze difficili di una tragedia avvenuta quando ancora era a scuola. E dove sono coinvolte alcune sue amiche che ora devono fare i conti, dopo 17 anni di segreti, con una verità nascosta.

Come gestiscono le ragazze una tragedia così enorme?
In modi completamente diversi. Isa finge che non sia mai avvenuta.  Fatima, mussulmana praticante, ha trovato pace nella fede religiosa. Thea, sicuramente la più in gamba di tutte, ma anche la più fragile, si rifugia nell'alcol.  Kate, artista e l'unica a vivere ancora nel paesino in cui si trova la scuola, non è riuscita a staccarsi dal suo passato. È come un peso attaccato al collo.

La bugia alla base del libro, porta sempre alla catastrofe o ci sono bugie necessarie?
Sono vere entrambe le cose, ma è altrettanto vero che quando si racconta una bugia, c'è sempre un prezzo da pagare. Spesso il prezzo lo paga la persona che racconta la menzogna perché deve continuare a vivere con la distanza che esiste fra la realtà e la versione dei fatti inventata.

Mantenere un segreto e dire una bugia sono la stessa cosa?
A volte sì. Perché un segreto può essere una bugia in quanto omissione della verità.  Tutti abbiamo cose che preferiamo non raccontare ad altri.  La differenza sta in quanto siamo disposti a fare per nascondere un segreto. 
ANTONELLA FIORI