Galiena: Il mio viaggio nelle ferite dell'anima

  • Corrado Tedeschi/Anna Galiena

ROMA Protagonista con Corrado Tedeschi di Notte di follia, al Parioli fino al 4 febbraio, Anna Galiena ripercorre questo affascinante spettacolo di Josiane Balasko.

Secondo lei, l’opera parla della solitudine dell’uomo moderno?
No, più che altro, delle ferite interiori e di come ognuno le gestisce. E lo fa in un modo straordinariamente intenso.

Ne conosceva già l’autrice?
Certo, e l’ho sempre amata in modo viscerale. Credo sia una grandissima attrice, anche se dimostra il suo enorme talento anche, appunto, come drammaturga e regista.

Il suo è un personaggio sopra le righe: come lo ha costruito?
Non è stato facile, perché è una donna molto diversa da me ed è stata dura trovare una giusta chiave interpretativa. Ho lavorato molto soprattutto sul suo modo di parlare, che in italiano ho reso con un dialetto romano duro, poco musicale. In ogni caso, devo dire grazie a quello straordinario artista che è Antonio Zavatteri, che considero, oltre che un bravo regista, un attore fuori dal comune.

A proposito di registi? Qual è quello cinematografico che crede l’abbia valorizzata di più? Un giorno le piacerebbe fare un’esperienza dietro la macchina da presa?
Nel cinema direi Patrice Leconte, ma anche la Archibugi, D’Alatri e Lucchetti. La regia? Sì, assolutamente, anche se preferirei il teatro, perché mi piace lavorare con gli attori in scena.

 

DOMENICO PARIS