Soffocati in fabbrica Sotto accusa l'allarme

  • Milano

MILANO Il killer sarebbe l’azoto respirato nella fossa del forno, ma la dinamica è ancora oscura. La Procura indaga per omicidio colposo plurimo, dopo l’incidente costato la vita ai tre operai  della Lamina, la fabbrica “modello” di  cui ancora ieri i dipendenti difendevano increduli le misure di sicurezza. Indagato Roberto Sanmarchi, titolare e amministratore unico. L'azienda è sotto sequestro, fatto che preoccupa la trentina di dipendenti anche per quanto riguarda le prospettive. Se appare probabile che ad asfissiare le vittime sia stato l'azoto, non è ancora chiaro che cosa non abbia funzionato nei sistemi di allarme.
 Lotta ancora tra la vita e la morte, al San Raffaele, Giancarlo Barbieri di 62 anni, fratello maggiore di Arrigo (nella foto), una delle vittime. Due i ricoverati in codice giallo al Santa Rita: Alfonso Giocondo, 48 anni e Giampiero Costantino di 45, la cui testimonianza sarà preziosa. Secondo alcuni dipendenti la prima ambulanza sarebbe arrivata solo mezz’ora dopo,  8 minuti dopo per l’Azienda regionale emergenze. Il Comune ha annunciato un giorno di lutto cittadino mentre i sindacati hanno proclamato per domani pomeriggio uno sciopero di due ore del settore e un corteo. La prefettura ha convocato un vertice sulla sicurezza lunedì.  Fim, Fiom e Uil hanno chiesto  una task force ispettiva a cui partecipino anche i carabinieri.
45 i morti sul lavoro in Lombardia nel 2017, + 5 sul 2016 secondo l'Inail.
50% delle aziende a rischio per la direttiva Seveso sono lombarde.

 

I fratelli cresciuti insieme in azienda
 

Arrigo, 58 anni (nella foto)  amava lo sci, il windsurf, lo sport in genere. Ma anche quella fabbrica, la Lamina, dove lo aveva portato il padre, assieme al fratello Giancarlo, 62 anni, quasi in pensione, che nello stabilimento tornava per formare un giovane che avrebbe preso il suo posto. Ora Arrigo Barbieri è morto e Giancarlo, finito nella fossa per soccorrerlo, è in fin di vita.

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