Il "mio" supermercato senza tessere né sconti

  • Maurizio Baruffaldi

Maurizio Baruffaldi
La prima spesa del 2018 l'ho fatta nello stesso supermercato dell'ultima del 2017. L'unica differenza sono stati i sacchettini vellutati al tocco e al prezzo di un centesimo. (Spesa annuale insignificante e gesto collettivo pieno di significato: chi s'indigna o accusa soggetti a caso resti pure nel sacchetto differenziato dell'ignoranza). 
È sempre grande distribuzione, ma non ha le praterie illuminate dove spingi il tuo carrello con i tempi dilatati del turista, e soprattutto non propone sconti e grandi offerte. Non fa nemmeno surreali, e a tratti patetiche, pubblicità in tv. Perché creare tutto quel marketing illusionista costa, e se non lo fai puoi permetterti di tenere prezzi di buona, se non ottima, concorrenza. Nel 'mio' supermercato non esiste alcuna tessera fedeltà, né punti da accumulare per poi pescare nel catalogo di grafica patinata pentole e bicchieri. 
Libera il portafoglio della collezione di tesserini, sorta di fiches da poker settimanale, ma accetta tutti i ticket possibili, e senza distinzioni sul fresco e il duraturo. Non ti senti più pedinato, e abbagliato, ma entri e compri solo quello che hai scritto sul fogliettino: non fai scorte come se il mondo finisse domani. E risparmi il tuo tempo. Riporti la spesa al suo bisogno primario, atto del necessario. E non più impegno avvolgente, quasi ansioso, di sottile dipendenza; in questo paese dopato dal cucinare, e dal parlarne. 
Buttate l'orecchio un po' invadente in qualche conversazione, ovunque siate, e nella maggioranza dei casi (calcio a parte) sentirete due che stanno parlando di una ricetta o di qualcosa che hanno trovato a un prezzo della madonna. Una cosa che può far venire continuamente fame. Ma anche dare la nausea.

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