Affonda la Sanchi Ora l'incubo marea nera

  • Inquinamento

ROMA.  È affondata la petroliera iraniana Sanchi che, da più di una settimana, bruciava nel Mar Cinese orientale. Ufficialmente non c’è speranza per i 32 membri dell’equipaggio, tuttora dispersi (solo tre corpi sono stati recuperati). Dopo essersi scontrata il 6 gennaio scorso con una nave mercantile a 260 km da Shanghai, la Sanchi era andata a fuoco. E ora, colando a picco, con quel denso fumo nero carico di gas tossici, rischia di trasformarsi in uno dei più gravi disastri ambientali degli ultimi anni. A lanciare l’allarme è Greenpeace, anche se, secondo la State Oceanic Administration of China, «non c’è al momento una grande minaccia ambientale all’ecosistema marino» perché, a causa della loro «volatilità», la «gran parte» di questi idrocarburi «si è dispersa nell’aria». La petroliera, battente bandiera panamense, aveva un carico di 136 mila tonnellate di greggio ultraleggero, di cui i due terzi sarebbero già in mare. Il condensato, una versione ultra leggera del petrolio greggio, è molto diverso dal greggio nero che si vede spesso nelle fuoriuscite di petrolio: si trova sotto forma di gas all’interno di serbatoi ad alta pressione e si liquefa una volta estratto. È altamente tossico e notevolmente più esplosivo rispetto al normale greggio. «Il condensato è più probabile che si disperda o si mischi con l'acqua. Oltretutto - ha detto alla Bbc John Driscoll del JTD Energy Services - può essere incolore e inodore e quindi molto più difficile da individuare, raccogliere e pulire». Il danno economico per la perdita del carico è calcolato in circa 60 milioni di dollari, ma se le cose volgeranno al peggio, il danno all’ambiente potrebbe essere molto superiore. Per dare un’idea del possibile impatto ambientale, la petroliera Exxon Valdez trasportava un carico di poco più di 1 milione di barili quando nel 1989 ne riversò 50 milioni di litri al largo dell’Alaska. 
Un incidente tra i peggiori mai registrati per l’ambiente, che danneggiò in maniera grave l’ecologia locale, fu quello dell’Amoco Cadiz, la superpetroliera liberiana che si incagliò al largo delle coste bretoni il 16 marzo 1978: 150 km di coste distrutte dalla marea nera.

S.B.

 

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