L'orgia degli auguri che spamma il mio smartphone

  • CARLO BARBIERI

Digito sul cellulare “Cala la pasta” e mi compare “MEMORIA ESAURITA”. Ma se prima di Natale... Non saranno stati gli auguri? Controllo: un’orgia di abeti, Babbi Natale, fuochi d’artificio, tappi che stappano, spumanti che spumano. Video buonisti, cattivisti, zozzisti, dolci da diabete, perentori – “Mandalo a nove amici e anche a me”. Raffiche “chi cojo cojo" frutto di copiaincolla o di malefiche app che spammano la rubrica in un click.  Auguri senz’anima, all’ingrosso, spalmati come nutella su una massa di “amicizie” con le virgolette. 
Una volta, invece... Si giravano cartolerie in caccia di biglietti d’auguri: “Brutto... banale... mandato l’anno scorso...”. Si compravano pacchi di quelli selezionati e si litigava per l’abbinamento con i destinatari. "Perchè a mia cugina questo, se dicevi che non ti piace?”. Poi la tortura della scelta delle frasi. Spiritose per  gli amici, eleganti per i capi – “con stima” anche se ci stavano sulle palle. Sempre con lo spettro del confronto: “Scrivi la stessa cosa a Mario e a Lina, che se lo scoprono si offendono?” “Ma se non si parlano da dieci anni!” “E se per Natale fanno pace?”. Facevamo miracoli sostituendo “amore” con “affetto”, e “felice” con “strepitoso”. Ma con il gruppo delle “ZiZì”, le Zie Zitelle, non funzionava. Servivano frasi originali, sapevamo che le avrebbero confrontate. Poi si spediva – anche se il destinatario abitava a pochi metri, per non passare per tirchi. E infine i dubbi. “Ma Mengazzi l’abbiamo scordato?”. Se si era sicuri della dimenticanza, si rimediava. Ma se c’era il rischio di mandare un doppione, o che gli auguri arrivassero a feste finite, con il timbro postale a fare la spia? In questi casi il 7 gennaio si telefonava: “Hai ricevuto gli auguri?” e al “No” si fingeva meraviglia. Insomma: ieri auguri cartacei, stressanti per chi li mandava; oggi auguri 4.0 stressanti per chi li riceve. Ma niente paura: quando arriveranno quelli 5.0, i telefonini se li scambieranno da soli e noi potremo campare tranquilli.

CARLO BARBIERI

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