Dalla Sicilia il restauratore social

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Pennelli, pietra d’agata, scalpelli, sgorbie, pialletti, spatole, bisturi. Ma anche qualcosa di molto lontano dal puro lavoro di restauratore. Perché Antonio Gulisano, 36enne catanese sposato e con un figlio di poco più di un anno, ha deciso di puntare anche su Internet e sui social media per fare al meglio il suo lavoro di restauratore artistico.

Oggi la sua bottega di sessanta metri quadrati aperta sette anni fa a Viagrande, paesino di quasi novemila anime alle pendici dell’Etna nell’area metropolitana catanese, è visitabile anche da molto lontano. «Internet mi ha permesso di essere intercettato da tanti clienti italiani ed esteri e di confrontarmi con molti altri colleghi», racconta Antonio.

La sua passione è nata seguendo la storia della Sicilia orientale, quella che affonda le radici nelle chiese, nei monumenti e in quel patrimonio storico-artistico d’eccellenza. Così Antonio restaura sculture policrome, arredi con dorature, candelabri, cornici, altari. Partito come falegname e appassionato del taglio del legno, ha deciso di lasciare la sua amata Sicilia e di formarsi al Centro Europe del Restauro di Firenze.

«Ho cercato di specializzarmi in qualcosa di più artistico, puntando sulle opere lignee e sulla dorature. Così mi sono dedicato al restauro di opere d’arte e arredi d’epoca». Oggi il lavoro di Antonio si divide tra la bottega vicino casa e i cantieri di chiese, enti, gallerie. SuGulisanorestauri.it arrivano i contatti di committenti privati. «Si tratta di antiquari, ma talvolta mi chiamano anche sacerdoti per restauri all’interne di chiese e basiliche».

Antonio ha deciso di puntare anche sui social, in particolare su Facebook e Instagram. «Una volta le botteghe ospitavano il restauratore e il cliente solo in quell’ambiente. Con Internet presento ciò che faccio direttamente e la visibilità è molto maggiore. E poi anche il cliente arriva molto più preparato, informato».

Antonio negli anni si è dedicato alle cornici siciliane tipiche del Settecento, quelle realizzate in argento e mecca e incise con attrezzi particolari. «La chiave per competere anche in rete è specializzarsi»

Giampaolo Colletti

@gpcolletti

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