Il robot made in Italy che mangia l’inquinamento

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Reinventarsi in piena carriera per cercare di migliorare il mondo e fare la differenza. Questa è la storia di Betta Maggio, 50enne nata in Africa da padre italiano e madre iraniana, una formazione in design industriale, un passato come manager della comunicazione e un presente da imprenditrice ambientale, in prima linea con un progetto hi-tech che migliora la qualità dell’ambiente.

Betta è a capo di U-earth, azienda dislocata tra la Svizzera e l’Italia – in particolare tra Torino, Bologna e Milano – e ha creato da zero un “mini-robot” mangia-inquinamento: di fatto toglie dalla circolazione i contaminanti grazie a batteri completamente naturali non patogeni e non geneticamente modificati.

«Si tratta di un impianto di sistemazione e di digestione. Una sorta di grande intestino. Un prodotto sostenibile, a basso costo, adottato soprattutto a livello professionale e industriale. Ed è un tutto fatto in Italia».

Si tratta di un potentissimo purificatore dell'aria biotech, di fatto unico al mondo. In questo robot, composto da materiali atossici, vengono attratti tutti i contaminanti con un fenomeno di carica elettrica molecolare. «Di fatto sono mangiati attraverso batteri buoni presenti nella macchina. Il robot è composto da una cella d'aria, una ventola, una pompa e dell'acqua che va in ricircolo. Diventa una enorme calamita che attira e trasforma in qualcosa di naturale. Un prodotto da usare anche composto per bonificare la terra». All’impresa – che già quest’anno ha registrato un fatturato di quasi 3 milioni di euro – lavorano una ventina di persone. «Sono circondata di ingegneri ambientali un team prevalentemente femminile».

U-earth ha vinto quest’anno il premio Gamma Donna per l’imprenditoria femminile, nel 2016 il premio Smau per l'innovazione e si è classificato al secondo posto al premio “best practices” per l'innovazione di Confindustria.

Giampaolo Colletti

@gpcolletti

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