La pizza napoletana è patrimonio dell'umanità

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Supportata da oltre due milioni di firme raccolte in tutto il mondo, l’arte dei pizzaiuoli napoletani è diventata patrimonio dell’umanità. La decisione è stata presa in Corea del Sud, dove si sono riuniti i 24 Stati membri del Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco.

Un lungo percorso

«La pizza napoletana - ricorda Coldiretti - dal 4 febbraio 2010 è stata ufficialmente riconosciuta come “Specialità tradizionale garantita” dall’Unione Europea, ma ora l’obiettivo è un riconoscimento internazionale che possa riconoscerne la forza identitaria e fare argine al moltiplicarsi di atti di pirateria alimentare e appropriazione indebita». Coldiretti sottolinea infatti la minaccia per i consumatori costituita dalle pizze «realizzate con farina proveniente da grano dell’Ucraina, mozzarelle da cagliate lituane, extravergine tunisino e concentrato di pomodoro cinese».

Il settimo "tesoro" italiano

La candidatura all’Unesco è stata promossa dall’Associazione pizzaiuoli napoletani e dalla fondazione UniVerde dell’ex ministro Pecoraro Scanio. L’arte dei pizzaiuoli napoletani sarebbe il settimo “tesoro” italiano iscritto nella Lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. L’elenco tricolore - nel settore “alimentare” - comprende già la Dieta mediterranea (dal 2013) e lo Zibibbo di Pantelleria (dal 2014).

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