Lucio Leoni: «Canto i “lupi cattivi” contro i diversi»

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ROMA «Difficile spiegare l’urgenza di scrivere canzoni. Da qualche parte è il senso, da qualche altra il suono, la necessità politica del racconto. Ho trovato nello scrivere un modo e un senso di essere utile e attivo rispetto allo stare al mondo». Parola di Lucio Leoni, una delle firme più estrose e personali della nuova canzone italiana, in concerto il 24 novembre al Monk   con i brani  dell'album “Il lupo cattivo”.

Ha detto che questo suo nuovo progetto discografico nasce dopo due anni un pò complessi: come è arrivato a “Il lupo cattivo”?  
Nei periodi faticosi si attraversa il bosco e spesso si incontra il lupo cattivo. Il disco è arrivato quando ho cominciato a chiedermi chi fosse veramente e se davvero fosse lui ad essere  cattivo.

Quali le novità rispetto ai due precedenti lavori? 
Musicalmente è un disco più complesso, più attento e  più esigente nei confronti dell’ascoltatore. In generale si ride di meno. Ecco questa forse è la novità più grande: è un disco più serio rispetto a quanto ho prodotto fino ad ora.

Chi sono  oggi i “lupi cattivi”? 
Quelli che superano a destra,   che parcheggiano in doppia fila, che non dicono grazie, prego, scusi, permesso, buongiorno e buonasera. Quelli che non si accorgono dell’altro da sè. Quelli che non vivono in relazione. I soliti insomma…e in mezzo ci siamo pure noi.

STEFANO MILIONI

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