Il calcio italiano incapace di battere i fabbri

  • L'opinione

CALCIO Lo schiaffo preso dalla Svezia brucia. Quelle cinque dita stampate sulla faccia del nostro calcio, ci umiliano. Ma se i fabbri del Nord ci hanno di fatto cacciato dal Mondiale, in realtà  è il calcio italiano che ha fatto harakiri. Un movimento (come lo chiama Buffon), che, e non da ieri, vanta tristi primati: stadi antiquati, media spettatori ridicola rispetto a Spagna, Germania, Inghilterra e Francia (e il calcio dei transalpini e dei figli di Albione se la deve vedere pure con un movimento rugbistico pazzesco). Da noi poi gli ultra  sono sacri, il razzismo è di casa sulle gradinate. Per non parlare della gestione di molte società al limite del surreale, con montagne di debiti, omertà diffusa. Una delle poche  gestita come si deve, vince sei scudetti di fila e disputa due finali di Champions in tre anni. E che dire della cronica incapacità di valorizzare i vivai, altro che “cantera” blaugrana. Insomma il dio danaro a farla da padrone sempre e comunque. E con la complicità di tutti, nessuno escluso. Compriamo illusioni, nomi che fanno sognare. Stranieri bidoni o viziati a vagoni, qualche italianuzzo che diventa con i bla bla il nuovo Riva o Roberto Baggio (vero signori Balotelli e Verrati?) . Pure insistiamo a crederci dei fenomeni. Peccato che non riusciamo a battere neanche una squadra di fabbri.

COSIMO CROCE

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